Gran movimento sottotraccia nel centro politico e dintorni. Appena tira aria di nuove elezioni e qualcuno si scopre piccino piccino guardandosi allo specchio, ecco che l’interessato si rende conto che servono alleati più grandi per sopravvivere.
Decidere da che parte stare (ovvero con chi schierarsi per essere tra i vincenti) con diritto a ricevere la provvidenziale quota in posti di governo e nomine che contano è da sempre quindi decisivo per la sopravvivenza dei “cespugli” di centro.
Carlo Calenda lo sa e il suo dubbio cresce perché, corteggiato di qui e di là, quella piccola percentuale che è concretamente il seguito elettorale di “Azione” può essere una dote decisiva per lo schieramento prescelto.
Da una parte c’è il “campo largo” che per vincere ha bisogno di tutti, ma proprio di tutti, e poco importa se al proprio interno ci possono essere differenze siderali tra i potenziali alleati: quel che conta è il risultato. Dall’altra parte c’è più spazio, ma soprattutto c’è la casa di Forza Italia che, invitante, spalanca le sue porte.
Per questo non è sfuggita la presenza di Carlo Calenda al recente meeting di Forza Italia organizzato per ricordare il debutto politico di Silvio Berlusconi e la corte serrata cui è stato oggetto per far nascere quel centro “liberal-riformista” dove anche Azione potrebbe avere un ruolo (e un peso) in termini di spazio.
Calenda ha amletici dubbi, ma probabilmente ha già scelto, tanto da arrivare a ricordare ai delfini del fu Silvio che “se ci sarà spazio per collaborare, sarò felicissimo”.
Certo, bisogna pur sottolineare che “con Conte, Bonelli, Fratoianni, Salvini o Vannacci proprio non ce la faccio” per salvare la faccia ma, tradotto al concreto dal politichese, significa semplicemente “Ci sto, ma voi quanti posti e spazio mi date?”.
Inoltre c’è il referendum che incombe e Calenda si è schierato per il “si”, mentre la sinistra (con eccezioni di radicali e battitori liberi) si è schierata per il no.
Oltretutto oggi Forza Italia può offrire di più, perché sa che con Calenda (e con i moderati di Lupi) supererebbe nettamente la Lega di Salvini guadagnandosi così il ruolo di visibile secondo partner di coalizione.
Nello schema classico tutto si combinerebbe, solo che Giorgia Meloni – bene attenta a calmare le anime più radicali al proprio interno – sta da tempo facendo una corte spietata a quello stesso “centro” e rischia così di conquistare buona parte di quell’elettorato.
Qualsiasi scelta farà, Calenda avrà comunque buoni argomenti per motivarla, perchè questo è il grande vantaggio del centro, in un eterno pendolarismo tra destra e sinistra.
Il fiuto fa capire a Calenda che è meglio “stare di qua”, ma visto poi che l’ex fidanzato Matteo Renzi “sta di là”, in primis è una questione di pelle.































