Roma – Dal Regno Unito alla Norvegia. O anche la Finlandia, la Scandinavia, fino ad arrivare al Canada. Il flusso migratorio dei giovani italiani si sta modificando, stando a quanto emerge dalle selezioni pubblicate periodicamente da Eures e volte al reperimento di personale da impiegare al di fuori dei confini nazionali. Le offerte della rete per l’impiego della Commissione Europea puntano sempre più spesso ai Paesi del Nord-Europa e, al posto dei classici annunci per “infermieri a Londra” o “ingegneri a Bristol”, è ormai abitudine leggere “neolaureati in Germania”, “autisti in Canada”, “personale stagionale in Norvegia”.
Mentre, in passato, lo scettro per le capacità occupazionali spettava all’Inghilterra, oggi la situazione sta cambiando notevolmente. Se fino a pochi anni fa il Regno Unito, e in particolare Londra, rappresentavano il primo polo attrattivo per gli italiani in cerca di un impiego, ora la situazione si è completamente ribaltata a causa dell’elevata presenza di italiani che ha saturato il mercato del lavoro Oltremanica. In concreto, abbiamo esagerato. Siamo troppi.
D’altronde, chi non ha almeno un amico o un compagno di scuola che si è costruito una fortunata carriera british? Bei tempi ormai finiti, però, poiché sono sempre più numerosi i manager inglesi che raccontano di essere sommersi da curricula italiani e quegli stessi candidati che prima potevano apparire interessanti, grazie alla conoscenza di una doppia lingua, adesso vengono scalzati da mediorientali, cinesi e giovani dell’Est Europa.
Già, perché la fortuna dei neolaureati italiani risiedeva nelle competenze linguistiche che vedevano, accanto alla lingua madre italiana, la conoscenza dell’inglese e, spesso, dello spagnolo e del francese, insegnato già dalle medie in molti istituti scolastici del Bel Paese. A tutto questo si univa una formazione accademica d’eccellenza, un tempo stimata e apprezzata nel resto d’Europa.
Con l’avvento dei nuovi flussi migratori e la concorrenza sempre più ambiziosa di giovani provenienti da Est Europa e Oriente, la luna di miele degli italiani in Inghilterra si è avviata verso il tramonto. I nuovi candidati, infatti, non si limitano a parlare le lingue europee ma padroneggiano anche quelle orientali o l’arabo e rappresentano, quindi, una fonte di attrazione maggiore per le aziende e un capitale umano sul quale vale la pena investire. C’è da scommettere, però, che gli italiani non abbandoneranno la vocazione migratoria dimostrata negli ultimi decenni ma, al contrario, si dirigeranno verso nuove mete. Tutti pronti per la Norvegia?
































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