In modo spudorato, opportunistico, strafottente e provocatorio l’on. Laura Garavini, al suo secondo mandato, scrive in un suo recente articolo – sottolineando il suo grande merito per aver presentato una sua proposta di legge ad hoc – che la casa degli italiani all’estero deve essere considerata come prima casa.
A solo 24 ore dalla pubblicazione del suo articolo la risposta del Governo che confermava lo stato di stallo della situazione: nell’80% dei casi, la prima abitazione in Italia degli italiani all’estero considerata come seconda casa.
A nulla, proprio a nulla, dunque, sono servite le nuove strategie, presunte o effettive, messe in atto dai nostri rappresentanti eletti all’estero che dopo le ultime elezioni hanno pensato di trovare una soluzione costituendo nuovi organismi (vedi sen. Claudio Micheloni), annunciando iniziative di coinvolgimento e sensibilizzazione di parlamentari italiani (vedi on. Gianni Farina), promettendo il loro massimo impegno (vedi sen. Aldo Di Biagio ed altri suoi colleghi).
Tuttavia, mancata anche quest’ulteriore occasione, ne seguiranno delle altre. Prossimamente il Governo sarà chiamato a decidere sulla seconda rata Imu 2013: fino ad allora i nostri rappresentanti avranno modo di completare le loro ferie o di meglio godere il loro soggiorno romano e di recuperare le loro energie profuse a sostegno delle nostre rivendicazioni.
Sapranno, i nostri cari rappresentanti all’estero, incantarci, come sempre, con rinnovate promesse o si saranno, nel frattempo, qualora cio’ non fosse ancora avvenuto, resi conto che ormai si sono resi ridicoli non solo agli occhi di noi connazionali all’estero, ma anche dei loro colleghi italiani e dei loro partiti di appartenenza? Ma forse siamo noi a renderci ridicoli nei loro confronti! Mi aspetterei tuttavia dai nostri rappresentanti di farci conoscere se e in che modo hanno cercato, in questa ennesima occasione, di sensibilizzare il Governo, avendo esso esaminato la questione Imu, sulla nostra situazione. Il risultato è evidente, mancano invece le prove tangibili dell’impegno effettivo in tal senso dei nostri cari rappresentanti eletti all’estero, a cui rivolgo la preghiera di darne pubblica dimostrazione.
































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