Immigrazione, Mediterraneo: mare di chi? – di Giuseppe Fiamingo

Da Giuseppe Fiammingo, italiano residente a Bruxelles, una lettera aperta indirizzata al presidente del Consiglio, Enrico Letta, e – fra gli altri – al ministro dell’Interno Angelino Alfano e al ministro della Difesa, Mario Mauro.

“Gentili Ministre, Gentili Ministri, Il Vostro governo non avrà certo il senso della tempestività (le statistiche ufficiose ci dicono che diverse migliaia di disgraziati aspiranti migranti sono finiti in un decennio in fondo al Canale di Sicilia), ma va dato atto che, quando finalmente si muove, lo fa come un elefante in una cristalleria! Le migrazioni economiche sono un fenomeno planetario e crescente, a cui i governi italiani non hanno saputo dare una risposta se non una legislazione demagogica (la Bossi Fini del luglio 2002) che ha avuto come conseguenza di chiudere entrambi gli occhi davanti ad un nutrito flusso di clandestini che, quando riescono ad approdare, vanno spesso ad ingrossare le fila di un esercito di schiavi sfruttati dalle varie mafie. Adesso il Vostro governo cerca di farsi bello presso l’opinione pubblica con un’azione poderosa quanto dispendiosa di mobilitazione militare, volta a ‘mostrare la bandiera’ nel Canale di Sicilia, pomposamente battezzata con lo slogan dell’antica Roma, "Mare Nostrum", che pensavamo sepolto con la disfatta del fascismo. Tant’é! Di seguito alcune domande riguardo alle azioni esercitate finora dall’amministrazione italiana in materia di controllo/contrasto all’immigrazione clandestina ed ai trafficanti di esseri umani, nonché riguardo alle azioni future nell’ambito della vetrina ‘Mare Nostrum’.

Per affrontare una problematica complessa come quella delle migrazioni internazionali, che ha radici profonde come quelle dell’umanità, si ritiene opportuno poi fornire proposte alternative alla militarizzazione del Canale di Sicilia.

DOMANDE

1. L’Italia ha stretto accordi internazionali con Libia ed Egitto, tra l’altro riguardo ai i famigerati "respingimenti in mare" ed ha destinato cospicui fondi a favore di questi Paesi per evitare che i clandestini salpino da questi Paesi. Qual é l’analisi costi/benefici di questa politica? Se non ci sono risultati tangibili con questa cooperazione (a parte il fatto che i libici utilizzino le unità navali donate dall’Italia per mitragliare i pescatori siciliani o le imbarcazioni dei profughi, come accaduto in questi giorni), ha senso continuare ad investire in questo tipo di "cooperazione" con gli stessi interlocutori in questi Paesi?

2. Qual é il bilancio ad oggi di un decennio di applicazione della Bossi-Fini, sia riguardo ai numeri di immigrati legali entrati in Italia, che riguardo alla clausola più controversa, dei respingimenti in mare, norma da molti ritenuta contraria al diritto internazionale?

3. Riguardo a "Mare Nostrum": quanto durerà questa azione e come sarà finanziata nella durata?

4. E’ previsto nell’ambito di "Mare Nostrum" l’arresto ed il deferimento ai tribunali italiani dei trafficanti di esseri umani colti in flagrante delitto?

5. Visto che la Bossi-Fini é tuttora in vigore, nell’ambito di "Mare Nostrum", la Marina Militare continuerà ad esercitare i respingimenti in mare?

6. Come intende il governo conciliare il controllo alle frontiere esterne comunitarie (competenza mista tra UE, attraverso l’agenzia FRONTEX, ed Autorità nazionali) con una politica migratoria (competenza strettamente nazionale) attendibile?

PROPOSTE ALTERNATIVE ad una INUTILE e DISPENDIOSA MILITARIZZAZIONE dell’IMMIGRAZIONE

1. Invece di trincerarsi dietro l’ipocrita principio della Bossi-Fini, che permette l’immigrazione in Italia solo a chi un contratto di lavoro ce l’avrebbe già (condizione praticamente impossibile da rispettare) appare opportuno, visto l’invecchiamento della popolazione italiana e la necessità di manodopera in determinati settori economici, stabilire, come altri Paesi occidentali, una programmazione controllata dell’immigrazione attraverso una politica di quote annuali di immigrati secondo le professionalità necessarie in Italia (collaboratori familiari, assistenza anziani, lavoratori nell’agricoltura…). Questa programmazione si potrebbe poi applicare attraverso l’attivazione di uffici consolari italiani nei Paesi del Maghreb/Mashrak per il rilascio di visti necessari ai migranti rientranti nelle suddette categorie e la verifica dei requisiti necessari di moralità.

2. La suddetta programmazione dell’immigrazione deve andare di pari passo con un contrasto senza quartieri, all’immigrazione clandestina ed ai criminali che la organizzano e la sfruttano.

3. Continuare l’azione di dissuasione dell’immigrazione clandestina presso i Paesi rivieraschi del Mediterraneo, invece che attraverso le autorità locali (troppo spesso corrotte se non in combutta coi trafficanti di esseri umani), attraverso il finanziamento ad ONG con un’esperienza verificata nel settore dell’immigrazione

4. Invece di impegnare la Marina Militare e l’Aeronautica su di essa imbarcata, che operano con mezzi imponenti e dispendiosi, anche in termini di equipaggio imbarcato, operare attraverso l’azione congiunta di mezzi della Marina Mercantile ed ONG per prestare i primi soccorsi ai profughi, organizzare l’accoglienza temporanea ed il rimpatrio dei clandestini.

Ringraziando per la cortese attenzione ed in attesa di un cortese riscontro, porgo distinti saluti

Giuseppe Fiamingo, Bruxelles