IL RAZZISMO NEGLI STADI

Fermare le partite contro il razzismo? La protesta è giusta, ma il Napoli sbaglia. Lo Stato non può calare le braghe, ma ha il dovere di intervenire

“Lo stadio è l’ultimo posto dove mi sento innocente” (Albert Camus)

“Questo deprecabile razzismo da stadio sta rovinando l’immagine di milioni di razzisti per bene” (Francesco Tullio Altan, vignettista e autore satirico italiano)

“Il razzismo va combattuto, ma oggi il calcio é un mix di razze, religioni, colori. Credo che gli episodi che si vedono dipendono più dalla situazione politica ed economica. È un problema sociale, una protesta contro gli amministratori politici che poi si scatena in aggressività” (Pelè)

“Il razzismo non si può cancellare. È come le sigarette: non puoi smettere di fumare se non lo vuoi. E non si può fermare il razzismo se la gente non lo vuole” (Mario Balotelli)

“Insultare un calciatore solo per il colore della sua pelle è un atto di razzismo e va condannato. Super-tassare milioni di cittadini solo perché vivono al Nord è un atto di razzismo, e va combattuto” (Matteo Salvini)

SBAGLIATO FERMARE LE PARTITE

Fermare le partite contro il razzismo? La protesta è giusta, ma il Napoli sbaglia. La reazione del Napoli sulle misure anti razzismo negli stadi aumenterebbe in modo caotico i problemi anziché ridimensionarli. I motivi mi sembrano elementari.

SE LO STATO CALA LE BRAGHE

Il motivo fondamentale è che lo Stato non può calare le braghe, ma ha il dovere di intervenire. Non spetta al Napoli (e ovviamente a nessun club) interrompere una partita di calcio per protesta contro i cori razzisti o per altre provocazioni, o qualsiasi altro incidente. Dev’esserci – eventualmente – un’autorità pubblica, che abbia il compito di assumersi questa seria responsabilità.

INGIUSTO PENALIZZARE LA MAGGIORANZA

In ogni caso, sarebbe ingiusto penalizzare una massa di tifosi, educata e per bene, la maggioranza, per colpa di piccole minoranze di facinorosi violenti, per di più spesso del tutto disinteressati alle vicende calcistiche e spinti da altri moventi. I facinorosi possono essere facilmente individuati – se davvero si volesse – e sanzionati. E i diritti dei cittadini per bene vanno tutelati, negli stadi e altrove: se si rinuncia a questo principio, sono guai, guai seri.

OLTRE AD ALTRE CONSEGUENZE…

E poi, ve lo immaginate il caos se un club, che sia il Napoli o qualsiasi altro, decidesse di sospendere o fermare la partita? Se un calciatore di sua iniziativa abbandonasse il campo? I sospetti su vere o presunte motivazioni, rispetto al risultato in corso, ad esempio?

IL PROBLEMA DEL CALCIO NASCE ALTROVE

L’indignazione del Napoli è comprensibile e condivisibile. Ma razionalmente non può essere legittimata. Ci sono molti altri modi, per intervenire e spazzar via i problemi legati alla decadenza del calcio. Quasi tutto ormai è deformato dall’invadenza del denaro, da esagerazioni devastanti. Un esempio: quale bisogno c’era di raddoppiare i tempi del mercato – aggiungendo a quello estivo, già lunghissimo, anche quello invernale – e addirittura ampliarne la durata? A chi giova? Non certo al gioco del calcio, ma a chi gioca col denaro (degli altri).

GENOA-MILAN LUNEDÌ ALLE 15? UNA PALESE INGIUSTIZIA

Nel caos – sempre più incontrollabile, se si continua così – si è deciso di anticipare alle 15 la partita di lunedì tra Genoa e Milan, prevista in notturna: considerata pericolosa, in questi giorni di tensione, per l’ordine pubblico, alla luce delle ostilità esistenti tra le due tifoserie. Perché non ci si è pensato prima? Ed è stata posticipata in notturna Juventus-Chievo. Perché? Per ragioni televisive.

A me sembra aberrante che le esigenze televisive abbiano il sopravvento su tutto! A parte il fatto che anni fa si giocò di pomeriggio quel tragico Genoa-Milan, in cui perse la vita un tifoso genoano. Lunedì è un giorno lavorativo, il traffico è complicato e Genova è torturata dalle conseguenze del crollo del ponte Morandi. Come minimo, bisognava evitare di penalizzare Genova, il Genoa e i genovesi, e anticipare la partita a domenica. Ma un errore tira l’altro e temo che siamo ancora all’inizio.