In un paese serio, destra e sinistra sarebbero unite nel varare norme più stringenti contro la violenza di piazza e a tutela delle Forze dell’Ordine, ma alla fine vedrete che l’opposizione non voterà il “pacchetto” proposto dal governo.
Anche perchè dovrebbe ammettere che l’esecutivo – accusato prima ancora di nascere che avrebbe dato sponda alla violenza “fascista” – si ritrova a gestire violenze di piazza che nell’ultimo biennio sono esclusivamente da addebitarsi a gruppi o gruppuscoli anarchici o di estrema sinistra.
La questione è comunque drammaticamente seria, anche perché ancora una volta i fatti di sabato scorso a Torino hanno evidenziato come esista una frangia numericamente ridotta ma irriducibile, che approfitta di ogni occasione per scatenarsi con episodi di guerriglia urbana.
Atti di teppismo, vandalismi e violenza che nulla hanno a che fare con le motivazioni – spesso del tutto legittime – per le quali si avvia una dimostrazione, ma che poi puntualmente restano sullo sfondo diventando però il mezzo per i violenti di mischiarsi nella folla dei dimostranti per poi organizzare veri e propri agguati contro le forze dell’ordine.
Il sequestro di cappucci, armi improprie, bombe carta chiodate, maschere antigas e tutto l’armamentario che va in scena in queste occasioni testimonia come gli scontri non siano mai spontanei, ma frutto di una regia attenta e meticolosamente organizzati.
Certo che quando giungono dimostranti da tutta Italia e perfino dall’estero solo per organizzare atti violenti significa che non funzionano i “filtri” sui movimenti di chi – di solito già schedato – viaggia solo per partecipare attivamente agli scontri.
Una maggiore prevenzione è necessaria e porta al nocciolo della questione: ma com’è mai possibile assistere ad ore di guerriglia urbana con ferimenti e danni ingenti se alla fine ci sono così pochi fermati e (come a Torino) un solo arrestato? Ma è mai possibile che non si riescano ad identificare e bloccare non solo singoli facinorosi ma interi gruppi di loro intervenendo con maggiore severità?
E qui emerge l’altro aspetto: la sempre sofferta convalida dei fermi, il consueto “liberi tutti” con l’accusa ai magistrati di esser troppo teneri nei rilasci e leggeri nelle condanne. Polemica antica ma reale, e che in queste settimane apre immediatamente un altro fronte di conflitto governo-magistrati, reso ancor più al calor bianco per la vigilia del referendum.
Tra l’altro la cronaca è piena di fatti sconcertanti, come il caso di Milano dove un cinese – fermato tre volte nei tre giorni precedenti e sempre rimesso in libertà – ha rubato un’arma ad un anziano “vigilante”, si è messo a sparare contro la Polizia intervenuta e – ferito dai poliziotti – vede ora addirittura indagati questi ultimi, così come quasi in tutti i casi in cui le Forze dell’Ordine reagiscono a concrete minacce. Ma chi li difende nel loro lavoro e – viene da chiedersi – da che parte stanno certi magistrati?
I sentimenti della gente sono chiari e se i giudici non devono mai decidere sulla base dell’umore dell’opinione pubblica, forse quegli stessi giudici dovrebbero però anche prendere atto che – se contro di loro si alza un generale, visibile e concreto malcontento – è anche per certe sentenze troppo lievi a carico di chi trasforma le città in campi di guerriglia urbana.






























