Quando si ha occasione di essere in un’altra parte del mondo è sempre molto interessante cercare di capire come i media extraeuropei commentino le crisi internazionali, la loro lettura dei fatti e le priorità informative che spesso sono molto divergenti da quelle occidentali.
In queste giornate di tensioni mondiali, dall’Iran al Venezuela alla impensabile crisi in Groenlandia, anche altri avvenimenti sono infatti quelli proposti in primo piano oltre alle notizie locali, per esempio le elezioni in India o in Bangladesh che – anche se a noi sembrano non interessare – di fatto a seconda del loro esito porteranno però visibili ripercussioni sui flussi di emigranti verso l’Italia.
Quanti ricordano che a Dacca, la capitale di uno stato musulmano grande metà dell’Italia ma con 175 milioni di abitanti, nel 2024 c’era stato un colpo di stato con la fuga della premier Sheick Hasina e l’inizio di un governo di transizione ad interim guidato dal premio Nobel per la pace Muhammad Yunus?
Eppure le elezioni allora promesse (ma che sembravano un miraggio quando c’erano centinaia di morti per le strade), si terranno sul serio tra pochi giorni e sembra quasi un miracolo.
Non ci si può occupare di tutto, è ovvio, ma pensiamo a come le nostre news spesso si occupano solo di cronaca nera e manchino di ogni respiro europeo ed internazionale con fatti che poi ricadono su di noi ma che nessuno conosce.
Per esempio si vota intanto anche in Myanmar, ma alla fine tutti i deputati saranno scelti dalla giunta militare al potere mentre l’opposizione resta in galera come la ex presidente Aung San Suu Kyi condannata a 27 anni di prigione per attività sovversive e dal 2024 “temporaneamente ai domiciliari” di cui non si hanno da tempo notizie certe, neppure sul suo stato di salute.
L’Europa aveva protestato, ha poi formalmente non riconosciuto la nuova giunta militare ma si è successivamente sostanzialmente disinteressata del paese nonostante gli appelli del Vaticano, l’unico a ricordare la drammaticità della situazione anche dopo il violento terremoto dell’anno scorso.
Niente svolta democratica, quindi, nessuna scarcerazione o accordi con la guerriglia che scuote il paese: la Cina appoggia i militari per suoi interessi strategici nell’area e non se ne parli più.
Una conferma di come l’Europa sia assente da quasi tutti gli scenari anche nell’informazione, e di come l’Atlantico sia comunque sempre più marginale nel mondo.
La crisi iraniana è invece letta nei paesi musulmani o dell’estremo oriente con estrema preoccupazione, è data per scontata una forte repressione verso chi ha osato sfidare il regime, ma si teme che ormai tutto passerà sotto silenzio, anche perché viene sottolineata l’impossibilità di far evolvere la situazione verso un periodo di transizione.
Se ovunque Israele è visto come il male assoluto, soprattutto gli USA stanno perdendo credibilità e il messaggio che passa a milioni di teleutenti asiatici è che alla Casa Bianca si improvvisi uno spettacolo senza una regia precisa, mentre le manifestazioni in Groenlandia sembrano più che altro folkloristiche per il loro scenario, soprattutto se viste a 35° all’ombra.
L’Europa scompare, un flash alla visita della Meloni a Tokyo, ma solo perché i due paesi sono guidati per la prima volta da due donne, con l’unica emittente “europea” (pagata da noi) di Euronews che del nostro continente dà un’immagine edulcorata e distorta, dove tutto è ok in una sorta di caramellata “isola ecologista”.
Molto più puntuali e complete piuttosto le news di Al-Jazeera con un concentrato di agenda globale in continuo aggiornamento sui temi più diversi e di una qualità giornalistica impensabile. La TV qatarina non mostra riverenze per nessuno ma sa affrontare gli inquinamenti in India, i morti di Teheran e quelli di Caracas con immagini “vere” e non di repertorio.
L’altra sera ho visto un servizio sulla crisi istituzionale e morale in Bulgaria di una realpolitik agghiacciante, cose mai viste sulle TV italiane.
Le varie nazioni europee propongono anche i loro canali esteri, “vetrina” dei rispettivi paesi, ma rispetto alle TV inglesi, francesi, tedesche o spagnole Rai Italia (l’ex Rai International”) è tuttora di uno sconfortante squallore, di una grande banalità.
Incomprensibile innanzitutto come non ci siano programmi almeno in inglese e che il “meglio” proposto siano trasmissioni assurde come le chilometriche edizioni di “La vita in diretta” che ripetono alla nausea e per ore le solite immagini sugli omicidi proposti dal menu nazional-nero-popolare del giorno. Questa è la “promotion” del nostro paese!?
Rai Italia è un canale che non è più nemmeno una TV per i nostri emigrati, visto che sono profondamente cambiati. Servirebbe bilinguismo per i loro nipoti, proposte di studio dell’italiano, news internazionali, promozioni storico-turistiche, cammini geografici con la riscoperta delle nostre città, non certo “La vita in diretta” o i giochi a premi, tutti identici nel mondo.
Così come sono inguardabili i TG in replica che ogni tanto vengono proposti dal palinsesto, ma mutilati di ogni news coperta da copyright (ad esempio i risultati di calcio). Ma perchè allora non diffondere piuttosto i flash che Rai News 24 propone ogni mezz’ora, ma letti alternativamente anche in lingua straniera o almeno in inglese?
L’unico TG “internazionale” di Rai 24 è diffuso in inglese solo una volta al giorno (e solo nei giorni feriali!) oltre – alle 15, ora italiana – la versione in ucraino… Immaginate che audience. Vi sembra tutto sconcertante? Eppure questa è l’immagine che all’estero l’Italia dà di sé stessa e che tutti noi paghiamo con il canone giorno per giorno.































