IL COMUNISMO | Una nobile utopia irrealizzata

Il comunismo è morto, ma anche la sinistra (devastata da Matteo Renzi) non si sente certo bene. Una sinistra moderna e forte sarebbe molto utile

“Avviso ai non comunisti: tutto è comune, persino Dio” (Charles Baudelaire)

“Il comunismo è un indovinello incartocciato in un enigma e rinchiuso in un mistero” (Winston Churchill)

“I comunisti sono capaci di tutto. I loro avversari di tutto il resto” (Charlie Chaplin)

“Come dissi scherzando a Nilde Iotti quando venne a trovarmi al Giornale, tenevo una vecchia icona di Stalin perché è il comunista che ammiro di più: quello che ha fatto fuori più comunisti” (Indro Montanelli)

“Io non sono comunista perché non me lo posso permettere” (Ennio Flaiano)

APPARTIENE ALLA STORIA

Il comunismo ormai è morto e anche la sinistra non si sente molto bene. Direi che il comunismo non solo è finito, ma è anche impossibile la sua resurrezione. Un mio giovane nipote mi ha posto questa domanda, ho cercato di rispondergli con oggettività. E il fatto che un giovane, incuriosito, mi abbia fatto quella domanda, indica che il comunismo appartiene ormai alla storia, non più all’attualità: è finito con la caduta del muro di Berlino.

UNA NOBILE UTOPIA IRREALIZZATA

Via via il comunismo è crollato ideologicamente, politicamente, culturalmente, socialmente. L’utopia nobile dell’uguaglianza ha lasciato il posto, nell’Unione Sovietica e dovunque, all’ignobile occupazione e alla difesa dei posti di potere, con abusi e privilegi. Da Marx a Renzi, se vogliamo provocatoriamente sintetizzare, il precipizio è stato disastroso.

ADDIO AI POVERI E AI DEBOLI

Il lavoro, il sostegno per i deboli e per i poveri, i diritti umani e civili sono diventati un pretesto retorico o, peggio, sono del tutto ignorati. Esisteva anche un forte sistema culturale (con aspetti odiosi perché penalizzava chi non fosse comunista) e anche quello si è sbriciolato: sopravvivono solo i radical chic, qualche carrierista, qualche provocatore; sono spariti gli intellettuali genuinamente comunisti.

IN ITALIA, C’ERA UNA VOLTA BERLINGUER

In Italia il comunismo ha resistito più che altrove perché da una parte era fortemente radicato tra le masse e nel potere, ma anche rappresentato da personalità di rispettabile valore come Enrico Berlinguer. Ben diverso dai suoi successori, sempre meno credibili: per fare un solo nome, di altro livello rispetto a un Giorgio Napolitano, sempre attaccato alle poltrone.

E ANCHE LA SINISTRA NON SI SENTE BENE

Gli elettori e l’opinione pubblica si sono stufati: insostenibile che Tangentopoli abbia risparmiato i comunisti, incredibile che mai si sia alzato il velo sui finanziamenti ricevuti dall’Urss. Resta un problema: il comunismo è morto, ma anche la sinistra (devastata da Matteo Renzi) non si sente certo bene. Una sinistra moderna e forte sarebbe molto utile, per l’opposizione a qualsiasi governo. Invece il caos è sovrano. La Lega e i 5 stelle – che di sinistra non sono – lanciano iniziative popolari, ben più consistenti di quelle del languente Pd. E il futuro è tutto da scrivere.