Governo, Conte: “Siri? Se necessario troverò il modo di scollarlo dalla poltrona”

“Ho parlato del fattore umano verso di lui. In passato c'era chi chiedeva dimissioni per telefono, io però voglio guardare Siri negli occhi. Non sono un giudice, ma un avvocato”

Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, in un colloquio con Corriere della Sera, Repubblica e Stampa, a proposito delle dimissioni del sottosegretario leghista alle infrastrutture Armando Siri, ha detto: “La fiducia, è questo il tema. Soprattutto in base a questo deciderò. Parlo della fiducia del premier verso il suo sottosegretario. E dei cittadini verso le istituzioni. Se la mia determinazione andrà nella direzione delle dimissioni, troverò il modo di scollarlo dalla poltrona”.

“C’è l’ombra della mafia? Sarà un tema di cui terrò conto quando prenderò la decisione”.

Per il premier “si possono avere vari giudizi di questo governo, ma non ci sarebbe stato il 4 marzo se non ci fosse stata una frattura tra le èlite politiche e il popolo, se i cittadini non avessero perso la fiducia verso le istituzioni. In questo contesto deve essere inserito anche il mio ruolo sul caso Siri. Delle carte ho visto poco, solo qualcosa. Vedrò cosa mi verrà portato, ascolterò le spiegazioni che mi verranno fornite”.

Quando gli fanno notare che in passato ministri e sottosegretari restarono a lungo incollati alla poltrona anche se politicamente “sfiduciati”, Conte ribadisce: “Se fosse quella la mia determinazione, e ancora non e’ stata presa, trovero’ il modo di scollarlo. Ho parlato del fattore umano verso di lui. In passato c’era chi chiedeva dimissioni per telefono, io però voglio guardarlo negli occhi. Non sono un giudice, ma un avvocato. Parliamo di un avviso di garanzia e c’è la presunzione d’innocenza”.

Sullo scontro tra i due vicepremier attorno a Siri: “E’ comprensibile che Salvini lo difenda. Anche la posizione di Di Maio e’ fisiologica, visto che il Movimento ha sempre avuto un’ipersensibilità verso la questione della giustizia”.