Gambling, il distanziometro nel Lazio colpisce il gioco legale

A rischio sono quasi l’85% dei bar e oltre il 90% delle sale specializzate, per arrivare a un 99,3% del territorio di Roma Capitale non insediabile per le attività di gioco

È un’estate di occasioni mancate quella che stiamo vivendo. Con la crisi di governo e le conseguenti dimissioni dell’esecutivo guidato da Mario Draghi, infatti, vengono meno tutte le possibilità di veder attuate riforme, modifiche, cambiamenti a diversi settori.

Tra questi, ovviamente, anche quello del gioco pubblico, al centro ormai da anni di tentativi di modifiche ma di nuovo ancorato a una normativa frammentaria e disomogenea, non al passo con i tempi. La proposta del Sottosegretario al Ministero dell’Economia e delle Finanze, Federico Freni, era quella di mettere mani a una nuova Legge Delega per riordinare il gioco italiano, ma le potenzialità, ormai, sono pressocché azzerate.

Per questo, a meno di clamorose modifiche dell’ultimo momento, entreranno in vigore norme locali differenziate e non centralizzate. Come quella varata dalla Regione Lazio, che metterà in vigore dal 28 agosto un sistema di distanziometro per gli esercizi generalisti. Lo rende noto la redazione di SlotMania.it, che specifica come la norma vieterà di posizionarsi a queste attività a meno di 500 metri da luoghi sensibili, identificati dal Decreto Balduzzi e quindi luoghi di culto, strutture sanitarie e ospedaliere, istituti di istruzione primaria e secondaria, centri socio-ricreativi e sportivi.

A rischio, dunque, sono quasi l’85% dei bar e oltre il 90% delle sale specializzate, per arrivare a un 99,3% del territorio di Roma Capitale non insediabile per le attività di gioco. Adesso il rischio è che la migrazione degli appassionati non sarà solo verso il canale online, ma soprattutto verso i canali illegali. L’allarme è stato prontamente lanciato dall’ADM, l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli di Stato e dal Direttore dei Giochi, Saraceni: “Le singole regioni hanno una podestà legislativa e ADM non può sostituirsi a loro. Possiamo però far comprendere gli effetti di queste decisioni; una norma che sembra tutelare l’aspetto sanitario potrebbe portare all’espulsione del gioco legale e quindi all’aumento dell’illegalità”.

Il rischio, inoltre, è quello legato al mondo del lavoro, con una stima di oltre 12 mila posti a rischio. A pagare le conseguenze delle restrizioni, nel Lazio, saranno infatti 4.650 esercizi su poco più di 5.300, con una proiezione di perdita nel gettito erariale di oltre 900 milioni di euro. Le awp e le videolotteries valgono tra il 20 e il 25% del fatturato – ha spiegato Presidente del Sindacato Totoricevitori Giorgio Pastorino – Capiamo la posizione degli Enti locali, siamo anche disponibili a un compromesso, ma senza quel fatturato le nostre aziende, molte a conduzione familiare, rischiano di dover tagliare il personale”.

Questa la realtà, insomma, per il gioco pubblico italiano. A meno di sorprese clamorose dell’ultima ora.