Fratelli d’Italia: “Made in Italy va difeso, governo si svegli”

“Bisogna farsi sentire con la Commissione Europea e i suoi servizi. E' necessario che un rappresentante del Governo si faccia sentire a Bruxelles”

Made in Italy
Made in Italy

“La regina delle battaglie in Veneto e’ quella contro il Prosek, in Italia la piu’ recente e’ quella contro l’aceto balsamico sloveno e ora anche quello ‘Made in Cipro’: una battaglia che pero’ vede combattere pochi soldati. Bisogna farsi sentire con la Commissione Europea e i suoi servizi: quello che e’ stato fatto finora non e’ sufficiente, continuando cosi’ non si potra’ fermare l’apertura di una strada che, una volta avviata, sara’ senza ritorno”. Lo dichiara il senatore di Fratelli d’Italia Luca De Carlo, responsabile nazionale del Dipartimento Agricoltura di FdI.

“Fratelli d’Italia – sottolinea De Carlo – ha da sempre denunciato l’attacco che l’agricoltura nazionale sta subendo a livello europeo e internazionale dalle multinazionali e dalle altre nazioni: chi siede oggi nei palazzi del potere deve darsi una mossa per sventare questa minaccia e mettere in chiaro che i gioielli italiani sono merce unica e non replicabile, nemmeno nel nome”.

“Il tempo scorre – osserva De Carlo – e all’Italia resta pochissimo tempo per presentare opposizione alla proposta cipriota (termine ultimo, 22 settembre). E’ necessario che un rappresentante del Governo si faccia sentire a Bruxelles: e’ l’Unione Europea che, con un suo parere e una sua decisione, puo’ fermare questo processo, i pareri dei singoli Stati membri servono solo a guadagnare tempo, ma non risolvono in alcun modo la questione. Le eccellenze dell’agroalimentare italiano vanno tutelate in ogni sede e in ogni modo: permettere alle altre nazioni di utilizzare i nomi dei prodotti italiani che il mondo ci invidia – o nomi che li richiamano fortemente – vuol dire minare l’intero settore economico nazionale, un comparto – conclude De Carlo – che gia’ e’ piegato dal caro energia e dai costi crescenti delle materie prime. Chi non difende la nostra agricoltura avendone le possibilita’ o e’ inidoneo o e’ complice”.