Draghi candidato premier dei centristi?

Si potrebbe creare di fatto una "Democrazia Cristiana 2.0", tirando dentro anche i centristi interni al Partito Democratico e (forse) anche gli esponenti meno "movimentisti" della Lega. Questa "Democrazia Cristiana 2.0" avrebbe come punto di riferimento proprio Mario Draghi

Oramai si è capito che Forza Italia è un partito di centro. Lo stesso Silvio Berlusconi l’ha confermato. L’ha scritto in una lettera inviata all’Assemblea dell’UdC, la quale è stata letta dal coordinatore nazionale di Fi, Antonio Tajani. Berlusconi ha parlato di “un centro alternativo alla sinistra ma distinto dalla destra”.

Dalla sua Benevento, Clemente Mastella vuole rilanciare se stesso a livello nazionale e vuole lanciare la sua nuova formazione Noi di Centro. Anche Matteo Renzi, con la sua creatura chiamata Italia Viva, e Carlo Calenda, con Azione, stanno cercando convergenze con i centristi del centrodestra, come Coraggio Italia, il partito del presidente della Liguria Giovanni Toti.

Certamente, il collante politico di queste formazioni è l’assoluta fedeltà alla linea politica del premier in carica Mario Draghi.

A questo punto, sorge spontanea una domanda: visti tutti questi movimenti, è possibile che si stia creando il partito di Draghi per eventuali elezioni anticipate (per le quali ci sarebbero scarse probabilità) o per le future elezioni che si faranno nel 2023? In tal caso, potremmo non ritrovarci più con un vero bipolarismo.

Da una parte, ci sarebbe una sinistra con il Partito Democratico, il Movimento 5 Stelle e gli altri partiti di sinistra e, dall’altra, ci sarebbe la destra con la Lega e Fratelli d’Italia. Vista l’attuale legge elettorale, questo grande centro potrebbe decidere gli equilibri politici e mantenere Draghi in sella.

Anche il fatto che Forza Italia stia dicendo no a Draghi al Quirinale può essere interpretato come un segno di una volontà di portare il nome dell’ex-governatore della Banca d’Italia ed ex-presidente della Banca Centrale Europea come candidato alle elezioni. Dunque, non ci sarebbe più un’alleanza tattica, ma strategica, tra partiti provenienti da schieramenti diversi.

Anzi, si potrebbe creare di fatto una “Democrazia Cristiana 2.0”, tirando dentro anche i centristi interni al Partito Democratico e (forse) anche gli esponenti meno “movimentisti” della Lega, come Giancarlo Giorgetti e Luca Zaia. Questa “Democrazia Cristiana 2.0” avrebbe come punto di riferimento proprio Mario Draghi.