Cremaschi (Potere al Popolo): “Unità sindacale? Oggi non sarebbe una buona cosa”

“Diventerebbe una specie di grande Cisl anziché di grande Cgil. Mi auguro che ci sia un cambiamento di linea da parte dei sindacati che in questi anni hanno solo accettato e subìto”

Giorgio Cremaschi, portavoce di Potere al Popolo, parlando a Radio Cusano Campus, sui salari ha detto: “Non si può abolire l’Euro dalla sera alla mattina, ma per i salari italiani questa moneta è stata una catastrofe, la politica dovrebbe cominciare da questo. Per quanto riguarda i bassi salari, i primi a depotenziare i contratti nazionali sono state le organizzazioni sindacali. Landini propone unità sindacale? Non sarebbe una buona cosa per i lavoratori, perché sarebbe un sindacato moderato che continua le politiche di oggi. Di fronte al padrone che batte i pugni sul tavolo il sindacato si fa Fantozzi, oggi purtroppo spesso è così. L’unità sindacale in sé è una grande idea, c’era negli anni 70, quando c’era una sorta di grande Cgil. Landini ha detto che non ci sono più differenze tra Cgil, Cisl e Uil, purtroppo è vero, ma è un danno per la Cgil perché Cisl e Uil sono quelle che hanno fatto gli accordi per Pomigliano. Oggi un sindacato unico diventerebbe una specie di grande Cisl. Mi auguro che ci sia un cambiamento di linea da parte dei sindacati che in questi anni hanno solo accettato e subito. E poi c’è bisogno di una legge che garantisca ai lavoratori il potere di decidere con il voto chi li rappresenta”.

Sui riders. “I riders sono come i raccoglitori di pomodori nelle campagne, ma dietro di loro c’è una grande tecnologia. Da un lato un’enorme tecnologia, dall’altro condizioni di lavoro da schiavi. Questa purtroppo è una cosa comune in gran parte del mondo del lavoro. Di fronte a un avanzamento tecnologico, si è tornati indietro di 100 anni sui diritti e le condizioni di lavoro, in Italia la regressione è la più grave rispetto agli altri Paesi europei”.

Sul dl dignità. “Il decreto dignità non ha combinato niente. La precarietà è come un gigantesco alluvione che avanti, per fermarla bisognerebbe fare un diga, ma se tu metti solo un masso da un lato, il fiume semplicemente cambia corso dall’altro lato. Qui si cambiano solo i tipi di contratto, ma applicando sempre la precarietà. Non è cambiato niente. O si affronta complessivamente il tema di fondo della precarietà del lavoro, con lo scopo di ridare dignità e potere ai lavoratori oppure continueremo a degradare e a lamentarci”.

Sulla possibile reintroduzione delle province. “Siamo di fronte a una politica che litiga sulle tazze da tè perché non può e non vuole litigare su cosa si mangia. Trovo surreale la discussione sulle province. L’unica cosa che è stata abolita è l’elezione dei presidente di provincia da parte dei cittadini, ma le province ci sono ancora. Si sono abolite solo le elezioni. Le province esistono ancora come strutture burocratiche e funzioni. Questa non mi pare una grande riforma. O si aboliscono completamente oppure se restano è giusto che i cittadini ne eleggano i rappresentanti”.