Contrattisti negli Usa, CONFSAL UNSA risponde a Della Vedova

Il Sottosegretario Della Vedova ha risposto alle interrogazioni parlamentari dei Senatori Aldo Di Biagio e Renato Turano per il momento, nonostante anche gli On.li Carlo Sibilia, Marco Fedi, Gianni Farina, Fabio Porta, Alessio Tacconi, Laura Garavini, Fucsia Nissoli e Francesca La Marca siano intervenuti in sede parlamentare con altrettante interrogazioni, sulle condizioni del personale a contratto in servizio negli Stati Uniti d’America, assicurando che l’Amministrazione è impegnata a garantire alla categoria diritti e tutele previste dall’Ordinamento del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale.

A riprova di ciò osserva che al personale a contratto regolato dalla legge locale e a legge italiana assunto dopo il 1997 è stato accordato un adeguamento retributivo pari al 5% a fronte di una richiesta avanzata dall’Ambasciata d’Italia a Washington.

Il nostro Sindacato prende atto dell’impegno della Farnesina a garantire al personale in questione diritti e tutele previste dal nostro ordinamento e normativa ad esso applicabile. Tuttavia, il Sottosegretario sorvola sul fatto che la periodica revisione dei contratti, come da art. 154 del DL 103/2000 nonché delle retribuzioni, come da art.157 dello stesso decreto,  non è oggetto di verifica, per tutto il personale a contratto, da esattamente 15 anni!! Inoltre, Della Vedova tace sul seguente aspetto: la richiesta dell’Ambasciata, effettuata tenendo conto dei vincoli derivanti dalla comparazione con le retribuzioni delle altre rappresentanze diplomatiche-consolari e dalle organizzazioni internazionali operanti nella stessa sede, delle condizioni del mercato del lavoro locale e del costo della vita alle quali il Sottosegretario stesso fa riferimento nella sua risposta,  aveva già dimostrato, cifre alla mano, come dal 2001 l’incremento del costo della vita negli USA fosse aumentato di circa il 40%.

Con questa premessa, che dimostra senza ombra di dubbio come il Sottosegretario non voglia avere  una panoramica completa e approfondita delle problematiche, Della Vedova specifica che  il personale a contratto regolato dalla legge locale ha un regime diverso rispetto al personale con contratto regolato dalla legge italiana. Nella fattispecie, egli spiega che questa categoria è ad esaurimento e dunque si potrebbe pensare che si tratti di una specie di gruppo di esodati, ovvero di qualche unità di personale che raggiungerà il pensionamento nell’arco di pochissimo tempo e, in ogni caso, non di lavoratori che, per età anagrafica, continueranno ad essere in servizio presso la Farnesina per i prossimi vent’anni!!

Se seguiamo dunque la bizzarra logica del Sottosegretario, tali impiegati sarebbero esenti da adeguamenti retributivi vita-natural-durante, in quanto godono del Sistema Sanitario Nazionale, grazie ad una convenzione con una compagnia assicurativa nazionale. Con tutta la buona volontà, non riusciamo tuttavia a comprendere il nesso tra copertura sanitaria, che in forma diretta o indiretta lo Stato italiano deve fornire ai suoi impiegati all’estero, e il costo della vita.

Inoltre il Sottosegretario non sembra tener conto dei costi delle prestazioni sanitarie negli USA e che tale convenzione comporta il pagamento di una percentuale delle spese sostenute dal lavoratore pari al 20%, che di gran lunga supera il costo del ticket pagato in Italia per prestazioni mediche facenti capo al servizio sanitario nazionale.
 
Ne’ nella risposta si fa menzione del costo delle spese odotontoiatriche in essere negli USA, che comportano spese ineluttabili per i lavoratori. Ad esempio, la semplice estrazione di un molare, senza includere protesi o capsule, che nessuno potrà inserire nello spettro delle cure estetiche o frivole, costa $ 850, una spesa che incide seriamente sulla gestione delle finanze del personale MAECI in servizio negli USA.

Il Sottosegretario prosegue facendo presente che questo tipo di personale, inoltre, gode della tutela previdenziale garantita dall’ INPS sulla base della retribuzione convenzionale. A onor del vero, ammette che tale retribuzione convenzionale è inadeguata e, infatti, spiega che nel 2016 si è aperto un tavolo negoziale con il Ministero del Lavoro e con il MEF affinché le retribuzioni convenzionali subiscano un decoroso innalzamento. Della Vedova, tuttavia, non sembra aver presente che la tutela previdenziale è a misura unica, che calzi o non calzi sulle fattezze specifiche del Paese in cui si vive e si presta servizio, e inoltre che la stessa, a differenza del trattamento applicato in materia di assoggettamento fiscale (100% della retribuzione) viene commisurata ad una percentuale dello stipendio variante da un terzo alla metà dello stesso. Il concetto di cui la Farnesina dovrebbe farsi carico, in verità, sarebbe molto semplice: il pensionato che ha sempre lavorato e vissuto in un Paese come gli Stati Uniti ( ma non solo ),  non sopravviverà  con la pensione che gli verrà corrisposta sulla base dello stipendio convenzionale, anziché di quello reale, che peraltro, nel caso degli USA, è sottoposto localmente e totalmente a fiscalità.
 
Tornando poi al paragone effettuato con il personale locale, il Sottosegretario sottolinea che il contratto di questa categoria di impiegati è regolato dalla normativa americana, ovvero statunitense, con le garanzie offerte dalla legislazione italiana, di modo che essi abbiano un trattamento favorevole rispetto a quello dei lavoratori locali. Tuttavia, non vi è menzione della prassi locale che vincola le retribuzioni all’inflazione e alla presenza di progressione economica, nonché avanzamento di carriera nell’ambito del proprio posto di lavoro, trattamenti non garantiti all’impiegato a contratto MAECI negli USA.
 
Proseguendo sempre in materia di sanità e di previdenza, il Sottosegretario spiega che il personale di cittadinanza  statunitense contribuisce al Social Security Fund e che lo Stato italiano rimborsa il 50% dei contributi legati alla previdenza, anche se non sarebbe tenuto a farlo. Nella realtà, negli Stati Uniti è solo il lavoratore autonomo che è tenuto – ovviamente – a pagare tutti i contributi, ma gli impiegati a contratto sono lavoratori dipendenti assunti dal Ministero Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, non sono lavoratori autonomi. Prima del 2006, in effetti, alcuni avevano creduto di potersi considerare tali, dovendo effettuare pagamenti al fisco su base trimestrale, ma la nota vertenza fiscale ha chiarito che non era possibile godere dei benefici riservati appunto ai lavoratori autonomi (accantonamenti pensionistici, agevolazioni fiscali per spese sostenute, ecc.).
 
Nella realtà, si verifica infatti che, non fungendo lo Stato italiano da sostituto d’imposta in loco, il dipendente MAECI si deve assumere l’onere di pagare sia la propria quota parte, sia quella spettante al datore di lavoro, e attendere poi di essere rimborsato, dopo aver dimostrato di avere versato i contributi totali. Il lavoratore, dunque, anticipa di tasca propria il totale del pagamento, e il nostro Paese non può pertanto considerare come atto di generosità il rimborso della propria quota.

Inoltre, l’iscrizione all’INPS non avviene su richiesta del cittadino italiano, bensì ha carattere mandatorio. Considerato che il pagamento delle tasse al fisco avviene negli Stati Uniti ed è basato sul 100% della retribuzione, la contribuzione previdenziale dovrà essere basata in egual modo sul 100% della retribuzione. In caso contrario, dovrà essere data l’opportunità a tutto il personale, anche quello in possesso della sola cittadinanza italiana, di contribuire al Social Security Fund. Questo aspetto, in aggiunta ad altri, come quello complesso della totalizzazione dei contributi, dovrà necessariamente essere affrontato al più presto dal nostro Paese, come del resto afferma lo stesso Sottosegretario.
 
La revisione dell’Accordo di sicurezza sociale in essere fra Italia e  Stati Uniti, tenendo conto delle modifiche  avvenute dal 1978 ad oggi  mai recepite dal testo in vigore, e non perdendo comunque d’occhio quanto avvenuto in argomento tra Italia e Turchia circa due anni fa (Accordo sulla previdenza sociale Italia/Turchia,  art.15 – prestazioni sanitarie per i pensionati e i loro familiari), costituisce un primo passo nella soluzione di questa spinosa vicenda. 

Più che mai si evidenzia l’urgente necessità di una revisione di norme obsolete oramai non più rispondenti alle attuali esigenze. 

Coordinamento CONFSAL UNSA ESTERI