Cittadinanza italiana più difficile per chi non ha sangue italiano

Una persona sposata da molti anni con un italiano, con un legame familiare e personale con l'Italia contemporanea, deve dimostrare non solo di parlare l'italiano, ma anche di essere in grado di scrivere testi articolati e dimostrare la conoscenza di complesse regole grammaticali

“Siete sposati con una persona australiana che vuole diventare cittadina italiana? Se è così, fino a un paio di mesi fa il vostro partner avrebbe potuto fare domanda online e poi aspettare i tempi della burocrazia italiana prima di vedersi recapitato il nuovo passaporto. Ma ora non è più così. È stato infatti introdotto un nuovo test di lingua italiana per i migranti che vivono in Italia e per chi sia sposato o in una relazione de-facto con un cittadino italiano. Un po’ come avviene qui in Australia per ottenere il passaporto, anche se il test è più focalizzato sulla lingua e sulla grammatica piuttosto che sulla cultura del paese”. Ne scrive Davide Schiappapietra su “Sbs Italian”, lo Special broadcasting che trasmette in italiano in tutta l’Australia.

“”Il candidato deve dimostrare il possesso di un’adeguata conoscenza della lingua italiana, in particolare non inferiore al livello B1 del quadro di riferimento, quindi un intermediate, low-intermediate diciamo”, afferma il console italiano a Sydney Arturo Arcano.

Antonia Rubino, sociolinguista e professoressa associata presso l’Università di Sydney, considera il livello richiesto come particolarmente “ambizioso”. Secondo lei, il test implica una conoscenza di alcune strutture grammaticali complesse e di una certa terminologia tecnica. “Temo che ci sia una volontà politica di escludere certe persone dalla cittadinanza”, ha aggiunto, riferendosi ai migranti che vivono e lavorano da molti anni in Italia e che difficilmente hanno il tempo e la possibilità di studiare. “Non riesco a vedere come possano prepararsi per un test di questa complessità”.

Nel frattempo l’effetto della nuova legge, entrata in vigore il 4 dicembre 2018, può già essere visto. “L’anno scorso abbiamo acquisito 58 domande [di cittadinanza]. Quest’anno al momento solo un paio”, ha aggiunto il Console Arcano con riferimento al solo consolato di Sydney.

La “legge del sangue”

Come spiega il console Arcano, la nuova legge si applica solo alla “naturalizzazione” dei residenti stranieri in Italia o alle cittadinanze tramite conferimento, in particolare a coniugi non italiani o partner di cittadini italiani. Ma la maggior parte delle persone colpite dalla nuova legge saranno i migranti che già vivono in Italia. Tuttavia, se si riesce a dimostrare di avere almeno un antenato paterno italiano che fosse vivo dopo il 17 marzo 1861 (Il giorno in cui l’Italia divenne uno stato unitario), si ottiene la cittadinanza italiana senza dover superare il test linguistico.

Pertanto, un cittadino australiano senza alcuna conoscenza della lingua italiana e con nessun rapporto con l’Italia può ottenere la cittadinanza se è possibile dimostrare che uno dei suoi antenati fosse italiano e in vita 150 anni fa. Tuttavia, una persona sposata da molti anni con un italiano, con un legame familiare e personale con l’Italia contemporanea, deve dimostrare non solo di parlare l’italiano, ma anche di essere in grado di scrivere testi articolati e dimostrare la conoscenza di complesse regole grammaticali.

Questo trattamento differente potrebbe sorprendere chi non ha familiarità con la legge di cittadinanza italiana, che si basa sul principio dello jus sanguinis.

La cittadinanza italiana è concessa per nascita senza limiti sul numero di generazioni, o attraverso la linea materna per le persone nate dopo il primo gennaio 1948.

“In questo caso non si applica il requisito della conoscenza della lingua italiana in quanto il riconoscimento iure sanguinis è il riconoscimento di una condizione di cittadino italiano fin dalla nascita”, spiega il Console Arcano.

Porte chiuse?

Il dibattito sulla cittadinanza italiana è stato recentemente riacceso dalla storia del tredicenne egiziano Ramy Shehata, elogiato come un eroe per aver salvato 51 bambini a bordo di uno scuolabus che è stato dirottato nei pressi di Milano e dato alle fiamme.
Secondo la legge italiana, nonostante Ramy sia nato in Italia da genitori egiziani residenti in Lombardia, non potrebbe ottenere la cittadinanza italiana fino al compimento del diciottesimo anno di età, quando sarebbe in grado di fare domanda senza comunque avere la certezza che il governo gli conceda il passaporto.

Il governo italiano inizialmente aveva promesso di concedere al ragazzo la cittadinanza. Tuttavia, il ministro degli interni Matteo Salvini aveva “frenato” all’inizio di questa settimana, affermando che “non esistono le condizioni per concedergli la cittadinanza italiana”, prima di impegnarsi in uno scambio dai toni a volte accesi con il tredicenne, sostenendo che, se il ragazzo vuole cambiare la legge sulla cittadinanza, dovrà prima essere eletto in parlamento. Ma nella giornata di martedì Salvini ha annunciato di aver deciso di concedere la cittadinanza al ragazzo, dicendo che è “come un figlio per me”.

Secondo il quotidiano La Repubblica, ci sono più di 800.000 minori nati in Italia da genitori stranieri o arrivati giovanissimi e iscritti nelle scuole italiane.

Il precedente governo, guidato dal democratico Paolo Gentiloni, aveva tentato invano di far passare una nuova legge sulla cittadinanza alla fine del 2017, che avrebbe visto i bambini immigrati naturalizzati come cittadini italiani”. (aise)