Carlo Calenda, “il reddito di cittadinanza varato dal governo è sbagliato”

“Salario minimo? Io parlerei col governo e direi: se voi fate il salario minimo lo votiamo, questo non vuol dire tendere la mano al M5S, vuol dire fare la cosa giusta”

Carlo Calenda

Carlo Calenda, promotore del manifesto ‘Siamo europei’, parlando a Radio Cusano Campus del reddito di cittadinanza, ha detto: “Massimo rispetto per le persone che vanno a chiedere questo reddito. Io penso che dare un supporto alle persone in stato di povertà è giusto e civile, il nostro reddito di inclusione è stato troppo piccolo e fatto troppo tardi”.

Però “il reddito di cittadinanza varato dal governo è sbagliato. In un Paese in cui la vera emergenza sono i salari bassi, fare un reddito di cittadinanza più alto del salario medio e che anche gli operai contribuiscono a pagare è sbagliato. Si poteva aumentare il Rei e allo stesso tempo intervenire sui salari bassi con un altro provvedimento. Con questa misura del governo, per alcune persone sarà più conveniente tenere il reddito di cittadinanza e lavorare in nero, piuttosto che accettare un lavoro dipendente. Non si fa l’opposizione in modo ideologico, il Pd ha fatto una proposta sul salario minimo, il M5S l’ha riproposta, io penso che questa cosa vada fatta, non mi interessa chi la propone. E questo non vuol dire tendere la mano al M5S, vuol dire fare le cose giuste. Io parlerei non col M5S ma col governo e direi: se voi fate il salario minimo a queste condizioni noi lo votiamo, fine della storia”.

Per il governo col reddito di cittadinanza ripartiranno i consumi. “Sono un po’ scemotti se pensano questo. Il problema è che i prodotti comprati da chi ha redditi bassi sono per la maggior parte importati, quindi non fanno crescere il pil. La questione è che il reddito di cittadinanza si fa per aiutare chi è in condizione di povertà, se poi si vuole anche stimolare la crescita del pil allora bisogna stimolare gli investimenti”.

Sulle imprese. “Le imprese italiane nell’ultimo anno hanno investito più di quelle europee grazie a Industria 2.0. Questo vuol dire che una parte del sistema imprenditoriale ha funzionato. L’altra parte è malata, funziona male, soprattutto perché ha dimensioni molto piccole e questo fa sì che anche gli stipendi siano molto piccoli. Non è una categoria unica l’impresa italiana. Resta un fatto: in un’economia di mercato il lavoro si crea stimolando gli investimenti delle imprese”.

Sull’Europa. “Facciamo finta che domani tutte le regole europee saranno abolite. Il debito però rimane. Se vai sul mercato a chiedere i soldi il mercato te li dà? La risposta è no. Il problema non è quello che dice l’Europa perché ci sono Paesi in procedura d’infrazione da anni, il problema è il nostro debito pubblico. Noi spendiamo 15 miliardi per reddito di cittadinanza e quota 100, si poteva fare una scelta differente. Anziché fare quota 100, si mandava in pensione prima chi fa lavori usuranti, si rafforzava il reddito di inclusione ma non come il reddito di cittadinanza e si tagliavano le tasse sul lavoro”.

Su chi lo accusa di essere ‘pariolino’. “E’ un’accusa che rispedisco al mittente – ha affermato Calenda -. A parte che non ho mai abitato ai Parioli. Ho avuto una figlia a 16 anni, ho iniziato a lavorare a 18, da quel momento in poi mi sono sempre guadagnato il mio stipendio nel privato. Penso di essere molto meno pariolino di Salvini che nella sua vita non ha fatto altro che prendere soldi dal pubblico, spesso dal Parlamento europeo in cui non si presentava”.