Carlo Calenda apre a una possibile collaborazione con la Lega degli amministratori, ma lancia un duro affondo contro la linea politica di Matteo Salvini e avverte sui rischi di una svolta sempre più a destra del governo guidato da Giorgia Meloni. Le dichiarazioni del leader di Azione, rilasciate tra interviste televisive e interventi pubblici, delineano uno scenario politico in forte tensione.
Secondo Calenda, all’interno della Lega convivono oggi due anime profondamente diverse. Da un lato, quella “di governo”, rappresentata da figure come il presidente del Veneto Luca Zaia, il governatore del Friuli Venezia Giulia Massimiliano Fedriga e il sindaco di Treviso, amministratori che Calenda definisce seri e affidabili. «Sono persone con cui potrei lavorare – ha spiegato – usando vecchie categorie: io sono un liberale, loro sono democristiani».
Dall’altro lato, Calenda individua la fase segnata dalla leadership di Salvini come una “parentesi violenta” che avrebbe spinto la Lega ai margini del sistema politico. «Una linea molto più vicina a Vannacci – ha aggiunto – che ha portato il partito in un angolo». Per questo, secondo il leader di Azione, la vera partita ora è capire se Zaia e gli altri amministratori avranno il coraggio di «fare un passo avanti e prendere in mano la Lega».
Il tema Vannacci torna centrale anche nell’analisi di Calenda sugli equilibri del governo. Intervenendo su Skytg24 e a Mattino Cinque, il leader di Azione ha previsto una fase di forti “fibrillazioni” nella maggioranza. «La Lega è più debole, Vannacci attaccherà da destra e Meloni sarà costretta a spostarsi su posizioni più estreme», ha affermato, ipotizzando che l’esecutivo possa diventare «molto più di destra di quello visto finora».
Secondo Calenda, Salvini inseguirà il consenso dell’area più radicale per timore di perdere elettorato, trascinando con sé anche Fratelli d’Italia. «Il governo finirà per inseguire Vannacci – ha avvertito – diventando più anti-europeo e più di destra».
Uno scenario che chiude definitivamente, almeno per ora, qualsiasi ipotesi di ingresso di Azione nel centrodestra. «Io nel centrodestra? No, finché Meloni resta su posizioni anti-Ue», ha ribadito Calenda, sottolineando anche come, per ragioni politiche e di collocazione internazionale, «Salvini starebbe meglio con Vannacci che con la Lega di Zaia».
Infine, Calenda ha smentito seccamente le voci su una sua possibile candidatura a sindaco di Roma. «Io sindaco della Capitale? Ma no», ha dichiarato, criticando articoli usciti sulla stampa «senza nemmeno chiedermi se fossi interessato».
Un quadro che restituisce l’immagine di un sistema politico in movimento, con una Lega chiamata a scegliere la propria direzione e un governo che, secondo Calenda, rischia di radicalizzare ulteriormente la propria linea nei prossimi mesi.































