Boccia (Pd), “la manovra del governo gialloverde è un pasticcio”

“Il governo è arrivato male e tardi, la manovra mi sembra un gran pasticcio perché è partita dalla fine. Dal balcone di Palazzo Chigi in poi si è parlato solo del rapporto deficit-pil”

Francesco Boccia, deputato e candidato alle primarie del PD, parlando a Radio Cusano Campus, sul primo pacchetto di emendamenti alla manovra ha detto: “E’ come se non ci fosse stato alcun emendamento alla manovra, stiamo parlando di misure residuali di cui molte stralciabili. Ci sono temi che hanno certamente la loro dignità, ma non mi pare che il Paese in questo momento abbia la necessità di una legge di bilancio che parli di api, di miele e di misure residuali. Invece il governo del cambiamento ci ha fatto tornare indietro di qualche decennio sul metodo e nel merito”.

“Ho sentito spesso deputati del M5S e della Lega attaccare i partiti tradizionali dicendo che durante la manovra si tentava di mettere dentro misure inutili, ridicole, alcuni le chiamavano marchette. Al momento le risposte gli italiani le aspettano sulle pensioni, reddito di cittadinanza e flat tax, queste risposte al momento non ci sono. Non ho la sensazione che ci sia un ostruzionismo da parte dei tecnici, la Ragioneria dello Stato è sempre terza. Penso semplicemente che il governo è arrivato male e tardi, la manovra mi sembra un gran pasticcio perché è partita dalla fine. Dal balcone di Palazzo Chigi in poi si è parlato solo del rapporto deficit-pil. Per una settimana intera i due partiti di maggioranza si sono affrettati a dire solo che avremmo potuto spendere dai 25 ai 30 miliardi. Il dibattito è stato su quello anziché sul merito dei provvedimenti. La mia sensazione è che stiano prendendo tempo semplicemente perché ad un certo punto arriverà il numerino finale che corregge quello del balcone e sarà raggiunto semplicemente spendendo meno e dicendo agli italiani: il reddito di cittadinanza e le modifichè alla Fornero partono dal 1 aprile o dal 1 maggio. Lega e M5S si stanno impiccando sui numerini. Se poi, dopo un mese di discussione sul 2,4%, tornano sul 2,1% e mettono la data di scadenza a reddito di cittadinanza e quota 100 come se fosse uno yogurt, capite bene che questo è sinonimo di inadeguatezza e incompetenza”.

Sul reddito di cittadinanza e sulla questione della stampa delle tessere. “Se è vero che c’era stato da parte del M5S uno studio sul reddito di cittadinanza evidentemente non è stato adeguato –ha dichiarato Boccia-. Io penso che siano arrivati male e tardi. Penso anche che la vicenda delle tessere sia stata un infortunio di Di Maio. Se avessero separato le misure di contrasto alla povertà, raddoppiando il REI e dandoci anche una lezione da quel punto di vista, avrebbero ottenuto il nostro voto e avrebbero fatto una cosa importante per il Paese. Invece c’è stata arroganza, supponenza, non diversa da quella che il PD ha avuto nei 5 anni scorsi in alcuni passaggi, quando non aveva voluto ascoltare le opposizioni. Sembra una costante: i governi, nel momento in cui varcano la soglia di Palazzo Chigi, si mettono un vestito di arroganza e non ascoltano più nessuno”.

Sulle primarie del PD. “I miei rivali alle primarie hanno un comune denominatore: la mancanza di coraggio oppure un alto tasso di ipocrisia –ha affermato Boccia-. Io sono tra quelli che la legge proporzionale non lo volevano, non mi pare ci siano tracce alla legge elettorale oggi in vigore voluta dal PD, oggi però la legge è quella lì, siamo in un sistema proporzionale quindi è da ipocriti dire che non ci alleiamo con nessuno, perché altrimenti ci candidiamo a fare l’opposizione a vita. Oppure mi si dice che siamo per il maggioritario e si fa una battaglia condivisa sul maggioritario. Ma siccome non lo dicono, non hanno il coraggio di criticare la pessima legge elettorale che ci ritroviamo e allo stesso tempo dicono che non ci si allea con nessuno, o meglio si affrettano a dire no al M5S e non sento dalle loro bocche un no a Salvini e Berlusconi, questa è una cosa che oggettivamente impone chiarezza. Spero non gli passi nemmeno per l’anticamera del cervello di allearsi anche in maniera eccezionale con Salvini e Berlusconi in casi di richiamo alla responsabilità”.

Secondo Dario Corallo alla fine Boccia e Damiano convergeranno su Zingaretti. “Corallo ne dice una al giorno, penso per trovare spazio –ha dichiarato Boccia-. Consiglio a Corallo di fare quello che sto facendo io, di girarsi l’Italia e di proporre delle cose nuove, diverse. Gli consiglio di dare qualcosa al PD. Io ho sempre sostenuto che i giovani sono bravi e vanno veloci, ma i vecchi conoscono la strada. Siccome non ero un fan della rottamazione, non sono oggi un fan dei giovani che le sparano grosse. Mi aspetto da Corallo un contributo su come voler riorganizzare il PD. Auguro a tutti i candidati di qui al 12 di raccogliere le firme, altrimenti ognuno fa il candidato a parole”.

Sul progetto politico di Matteo Renzi e Paolo Romani. “E’ da pelle d’oca –ha affermato Boccia-. Non c’entra nulla con la storia dell’Ulivo e con l’idea del PD. Se qualcuno pensa di mettere insieme Forza Italia e PD pensa ad una rrappresentazione della società italiana 30 anni dopo la fine della DC, non avendo nemmeno il collante della Chiesa. Mi sembra un’operazione più da provetta fatta da chi non vuole prendere atto che il mondo è cambiato. Al tempo del capitalismo digitale, senza muri, senza barriere, pensare alla nascita di un partito dalle esperienze di due partiti così diversi e così lontani nelle loro radici dà il senso del fallimento di un pezzo della classe politica”.

Sul caso del lavoro nero nell’azienda di Di Maio. “Non entro mai su vicende familiari perché è sempre sgradevole –ha dichiarato Boccia-, dico semplicemente che chi rappresenta il governo della Repubblica debba sapere che è sottoposto quotidianamente ad una radiografia delle cose che fa e delle cose che dice. Di Maio ha detto delle cose molto dure verso i suoi avversari politici, facendo il censore ha fatto spesso Robespierre, sottovalutando la fine che fece tragicamente Robespierre. Se Di Maio non era al corrente di questa attività di famiglia la vicenda va derubricata ad una vicenda infelice, triste, rispetto alla quale i suoi congiunti devono pagare il prezzo che la legge prevede, e questo valeva anche per i miei colleghi del PD. Se invece ne era al corrente, penso che in quel caso sia corretto da parte di chi rappresenta il governo rassegnare le dimissioni. Consiglio a Di Maio di chiarire sempre e comunque la propria posizione. Anche perché se si nascondono alcune cose ne escono altre ed è sempre sgradevole. Prima si libera di questi temi, chiarendo le sue posizioni, meglio è per tutti. Io vorrei che Di Maio passasse le giornate a provare a governare i suoi ministeri anziché ad affrontare chi gli chiede chiarimenti su questa vicenda”.