BICAMERALE ITALIANI NEL MONDO | Frattini: “Rafforzare collegamento tra eletti all’estero e Italia”

E sui Comites: “Andrebbero regolati con un cambio di prospettiva, non sono sindacati che tutelano i cittadini presenti all'estero. Miglioriamo la legge e troviamo una giusta funzione per loro"

Franco Frattini

Franco Frattini, ex ministro degli Esteri del governo Berlusconi, in audizione informale alla Camera nell’ambito dell’esame delle proposte di legge sull’istituzione di una commissione bicamerale per gli italiani all’estero, rivolgendosi ai deputati presenti ha detto: “Bisogna creare un percorso agevolato per il rientro dei cervelli andati a lavorare all’estero”.

“Serve avere maggiore attenzione – ha spiegato – verso quello che fanno i nostri connazionali che lasciano il nostro Paese. Ci preoccupiamo di farli integrare bene ma tante volte è utile fornire un’alternativa”. Crearla, “potrebbe essere uno dei compiti di una commissione che non solo prende atto e riferisce, ma promuove e stimola”.

Secondo Frattini, “i Comites, una volta per tutte, andrebbero regolati con un cambio di prospettiva”. “I Comites non sono sindacati che tutelano i cittadini presenti all’estero – ha sottolineato – Miglioriamo la legge e troviamo una giusta funzione per loro”.

Altro tema analizzato da Frattini è il riassetto dei consolati: “Mi sono preso gli attacchi dell’allora opposizione. Ma rimango convinto che i consolati non possono essere soltanto luoghi dove si danno risposte operative a nostri connazionali che non sanno come si fa una pratica”.

A proposito degli Istituti di cultura italiani nel mondo: “Il collegamento con le strutture culturali è sempre molto mancato con gli eletti in quel paese”.

Un ruolo, quello degli istituti italiani di Cultura, che Frattini giudica “determinante”: “Specialmente verso direttori di cultura di chiara fama che spero continuino ad esistere ben selezionati. Un collegamento stretto – sottolinea l’ex ministro degli Esteri – che vuol dire tanto, perché l’Italia è una superpotenza culturale e il senatore e deputato eletto all’estero deve essere partecipe a queste attività che includono anche l’insegnamento della lingua italiana”.

L’obiettivo di una commissione bicamerale per gli italiani all’estero deve “rafforzare ancora di più il collegamento stretto che hanno i parlamentari eletti fuori dai confini con i territori e l’Italia che a mio avviso è molto importante”.

Per Frattini un aspetto importante è la formazione di un “legame strutturale che io ho visto molto carente” che raccolga sotto il coordinamento della Farnesina “tutto ciò che, in un determinato paese, fa sistema con Italia. Penso all’ufficio dell’Ice, al collegamento con le Camere di commercio ecc. Questo sistema – ha aggiunto – cerchiamo di collegarlo molto più con i parlamentari eletti all’estero”.

Per l’ex ministro è vitale incoraggiare questi parlamentari a “dare molta enfasi” al legame “con le comunità territoriale presenti nei paesi dove vengono eletti, ma anche con quelle presenti in Italia”.

L’istituzione di una commissione bicamerale per gli Italiani nel mondo “non deve avere solo un ruolo di monitoraggio ma un compito di presenza e di impulso. Specialmente in un contesto successivo al referendum sul taglio dei parlamentari”.

Frattini, ricordando la legge che istituiva il voto per i cittadini italiani residenti fuori dai confini nazionali, ha proseguito dicendo che si trattò di “una conquista di principio e di grande importanza data a quelle comunità”. Un lavoro, quello che fece il parlamento, che lo stesso ex ministro ha giudicato “di un certo valore”. Certo, ha proseguito, “ci furono anche effetti negativi. Il primo è stata una sensazione e percezione spesso dichiarata di una mancanza di un forte legame con la Madre Patria da parte degli eletti. Ma anche una corrispondente attività un po’ scollegata da un costante impegno per lavorare per il bene dell’Italia”.

“Sulla forma della commissione bicamerale dico tre volte che il parlamento è sovrano. La mia personalissima opinione è che bene la sua istituzione ma più ristretta è meglio è. Un’idea tipo Copasir e non come l’antimafia. Un numero di componenti che su alcune questioni importanti possa decidere”. “Se fate una bicamerale enormemente ampia per numero di partecipanti alcuni problemi possono rimanere a livello di grande discussione, bella relazione alle aule ma poi pochi risultati concreti. Più il rapporto è ristretto più concretezza potreste dare”, ha concluso.