Ti stanno adulando da anni, sei l’icona della sinistra cosiddetta intellettuale e hai fregato pure noi con quel film poetico che ci ha emozionato (e sappiamo bene che la sceneggiatura di Cerami ha avuto gran parte di merito, oltre alle musiche di Nino Rota!). Da allora vivi di rendita, e come Dario Fo pontifichi dalla cattedra di prestigio che il Nobel ti ha regalato. E’ vero, reciti Dante con passione e hai il merito di farlo apprezzare a quegli analfabeti di ritorno che la scuola non ha saputo attrarre; ma quanta retorica (e quanto guadagno spropositato!) dietro le tue performance ripetitive e le tue battute al limite del razzismo etnico che la sinistra applaude soddisfatta.
“Il caso kazako? Se si guarda in faccia Alfano si capisce che non sa nulla”, hai detto. Non e’ che la tua faccia sia lombrosianamente più convicente di quella di Alfano; anzi, a noi sembra non abbia proprio il quid, scialba nei tratti e nell’espressione, se non fosse per quegli occhietti mobili da diavoletto in cui qualcuno intravede, a sua discrezione, il buffone di corte o il genio della lampada. A te nessuno dira’ che hai offeso la dignita’ di una persona: perche’ tu sei tu, e lui e’ lui, l’impresentabile, il servo dell’uomo nero, il venduto al potere del male. E’ l’Italia di oggi, quella che perdona gli assassini e condanna alla pubblica gogna il peccato di lussuria, che perfino Dante, uomo del Medioevo, ha saputo ricoprire di un velo di misericordia.
































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