La decisione il Tribunale di Roma l’ha presa dopo che una perizia ha dichiarato l’imputato incapace di intendere e di volere perchè "malato di sesso". E così la "dipendenza sessuale", una forma patologica e ossessiva, ha consentito ad un 63enne romano di essere assolto dall’accusa di atti osceni in luogo pubblico.
Era l’aprile del 2012 quando avvenne il fatto, a poca di distanza da piazzale Aldo Moro, sede dell’università La Sapienza. L’uomo iniziò a fare atti osceni davanti a due studentesse di vent’anni, che avvisarono i carabinieri senza perdere tempo. Così il pensionato venne identificato e denunciato a piede libero, visto che il reato di atti osceni, se non viene commesso davanti a minori, non prevede nè l’arresto in flagranza nè la possibilità di misure cautelari.
Le due ventenni, che si sono costituite parte civile nel processo, hanno chiesto 25mila euro ciascuna come risarcimento. Ma proprio durante il dibattimento, arriva il colpo di scena.
Gianluca Arrighi, l’avvocato difensore del pensionato, ha mostrato una serie di certificazioni mediche che attestavano come l’uomo fosse in cura perche’ affetto da una patologia clinica denominata "ipersessualità" o "dipendenza sessuale". Disposta una perizia psichiatrica, questa ha confermato la patologia, chiamata anche "sex addiction". Conclusione? L’imputato al momento dei fatti non era capace di intendere e di volere. Ed ecco l’assoluzione dei giudici, imputato assolto perchè il reato "e’ stato commesso da persona non imputabile al momento dei fatti". Cavilli della giurisprudenza.
































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