Ius soli, se Papa Francesco fa il tifo per i terroristi

Il Pontefice ha sbagliato, non è tempo di regalare la cittadinanza italiana a nessuno. È in atto una guerra aperta alla cultura occidentale e ai suoi simboli. Non possiamo arrenderci

Non ci bastavano Renzi, Gentiloni, Boldrini, Grasso e compagnia cantante. Ci voleva pure Papa Francesco a fare il tifo per i terroristi. Non ci mancava proprio l’ultima presa di posizione pubblica del Santo Padre, che per le sue parole a favore dello ius soli è stato molto criticato dalla politica italiana, in particolare dall’opposizione naturalmente, ma non solo.

“Le leggi in Italia non le fa il Pontefice”, ha detto bene Daniele Capezzone, deputato di Direzione Italia. C’è stato persino chi ha parlato di ingerenza. E in effetti mettere il naso nelle questioni che non lo riguardano non è stata una bella idea. “Se vuole, lo ius soli lo faccia in Vaticano”, manda a dire al Papa Matteo Salvini. “Dal Papa grave interferenza, la legge non passerà”, taglia corto Maurizio Gasparri, Forza Italia.

Insomma, non è tempo di regalare la cittadinanza italiana a nessuno. La cittadinanza italiana è una conquista, lo abbiamo sempre detto. Ostinarsi a parlare di ius soli in un contesto come quello che stiamo vivendo, nel quale ogni due mesi c’è un attentato terroristico organizzato e perpetrato da giovani stranieri di seconda generazione diventati cittadini comunitari, ci pare quanto meno imprudente.

L’Italia non è l’America né la Francia, da noi esistono già meccanismi coerenti con la nostra idea di integrazione culturale per assicurare la cittadinanza italiana ai figli di immigrati. Questo continuo parlare di ius soli sa tanto di propaganda elettorale insistente da parte di quei comunisti vestiti di nuovo che non si rendono conto dei nuovi tempi e delle nuove sfide. È in atto una guerra aperta alla cultura occidentale e ai suoi simboli: non possiamo inginocchiarci e arrenderci davanti al nemico. No ius soli.