Papa Francesco, “sì a ius soli”. E’ polemica, “non tocca a Pontefice fare leggi in Italia”

Salvini, “se lo vuole applicare nel suo Stato, il Vaticano, faccia pure”. Gasparri, "cittadinanza italiana è una conquista, no ius soli”

Dopo gli attentati di Spagna e Russia, si è riaperto il dibattito sullo ius soli. Persino Papa Francesco è intervenuto sul tema, prendendo in maniera esplicita posizione, manifestando il suo appoggio anche allo ius culturae.

Il Pontefice ribadisce la necessita’ di aprire corridoi umanitari per i rifugiati e il suo fermo no ai respingimenti e ai centri di detenzione. Quattro i verbi che il Pontefice sottolinea nel suo forte intervento: accogliere, proteggere, promuovere e integrare.

Le parole del Papa piacciono a una parte della sinistra renziana ma anche a quella più radicale. Di certo non convincono il centrodestra.

“La cittadinanza italiana e’ una conquista. Un punto di arrivo. Siamo contrari ad ogni forma di automatismo e riteniamo che le leggi sull’ottenimento della cittadinanza attualmente in vigore siano sufficienti perche’ garantiscono giusti tempi e corrette modalita’ di conseguimento di questo importante traguardo. Lo ius soli e’ una legge sbagliata”. Così Maurizi Gasparri, Forza Italia.

Roberto Calderoli, vice presidente del Senato e Responsabile Organizzazione e Territorio della Lega Nord: “Sbaglia il Santo Padre a invocare l’introduzione nel nostro ordinamento dello ius soli e dello ius culturae che regalerebbe la cittadinanza italiana a oltre due milioni di immigrati che, peraltro, non la richiedono neppure”.

Matteo Salvini, leader del Carroccio, su Facebook: “Papa Francesco: ‘Si’ allo ius soli’. Se lo vuole applicare nel suo Stato, il Vaticano, faccia pure. Ma da cattolico non penso che l’Italia possa accogliere e mantenere tutto il mondo. A Dio quel che e’ di Dio, a Cesare quel che e’ di Cesare. Amen. #stopinvasione”.

“Dopo l’ultimo intervento del Pontefice – scrive Daniele Capezzone, deputato di Direzione Italia – e il richiamo alla approvazione dello ius soli, desidero personalmente ricordare che non tocca a Papa Francesco (o a un altro capo di stato estero) scrivere le leggi del Parlamento italiano, o dire quali norme debbano o non debbano essere approvate”. “Mi auguro – conclude – che diversi rappresentanti istituzionali, al di là della loro opinione nel merito, vogliano ricordare anche alla Santa Sede questo elementare principio”.