“IUS SOLI? NO, GRAZIE, cittadinanza prima agli italiani all’estero. Chi ha sangue italiano è italiano”

Scoppia su Facebook il dibattito sulla cittadinanza. Dopo la pubblicazione su Italiachiamaitalia.it di due lettere firmate da Riccardo Fontana, lettore residente a Brasilia, sui social si sono scatenate le reazioni dei nostri lettori: ecco cosa hanno detto

Nei giorni scorsi abbiamo pubblicato due lettere a firma Riccardo Fontana, un italiano residente a Brasilia, attento lettore di ItaliaChiamaItalia.

Analista politico ed economico, residente in Brasile dal 1977, Fontana è entrato a gamba tesa nel dibattito che ruota intorno alla cittadinanza italiana e al voto all’estero. Ma è sul tema della cittadinanza che si sono scatenate sui social le reazioni più accese, dopo la pubblicazione delle due lettere.

Ai lettori che ci seguono sulla pagina Facebook di ItaliaChiamaItalia (siamo oltre 100mila da tutto il mondo, iscriviti subito se non l’hai già fatto), abbiamo posto un interrogativo, partendo proprio dallo spunto che ci ha fornito Riccardo Fontana nella sua ultima lettera.

“Chi nasce in Italia da genitori stranieri, parla bene l’italiano, frequenta scuole italiane e lavora pagando le tasse, merita molto più la cittadinanza che uno stuolo di sud americani che non parlano né vogliono parlare l’italiano e non sanno se Roma sta a Sud o a Nord di Parigi”.

Questo il pensiero del connazionale che ci ha scritto dal Sud America. “Siete d’accordo?”, abbiamo chiesto ai nostri lettori. E la risposta è stata netta: no, non lo siamo affatto.

LETTERA DAL BRASILE | Alcuni immigrati meritano il passaporto italiano più di tanti italiani all’estero

Le lettere di Fontana hanno fatto il giro del web e scatenato l’orgoglio italiano che è dentro ciascuno di noi, soprattutto dei tanti connazionali che vivono lontano dal BelPaese. Molti, ovviamente, quelli che hanno scritto da Brasile, Argentina, in generale dall’America Meridionale.

Nicola Viviani usa l’ironia: “Se Roma sta a Sud o a Nord di Parigi non lo sa nemmeno Di Maio 😂😂”. Simpatica.

Hissphan Taranis ci tiene a sottolineare che “chi ha una goccia di sangue italiano, è italiano anche se è nato sulla luna”. E noi siamo totalmente d’accordo con lui, “e lo abbiamo scritto più volte su ItaliachiamaItalia”, gli abbiamo fatto notare, per poi aggiungere: “Quello postato qui è il contenuto di una lettera che ci arriva da un italiano residente in Brasile. E a noi piace dare spazio a tutte le opinioni”.

Continueremo a seguire questo criterio, come facciamo da quando siamo online: tutti possono dire la propria su Italiachiamaitalia.it, al di là dell’opinione del giornale, che pure esiste e si fa sentire con forza.

Monique Marzulo ricorda: “Se oggi i brasiliani chiedono la cittadinanza è perché l’Italia non ha dato le condizioni per vivere agli italiani. Quindi non avevano opzioni ed emigrarono, senza parlare portoghese! Qualcuno conosce questa storia?”. Già. E ancora, le fa eco Ro Loren: “Sono italiana, sono nata fuori dall’Italia perché i miei nonni non avevano lavoro lì, stavano morendo di fame, ho sangue italiano e nessuno può cambiarlo. Sono nipote di eroi che hanno avuto il coraggio di attraversare l’Atlantico con dieci bambini alla ricerca di ciò che l’Italia non poteva offrire, una vita decente. Sono italo-brasiliana con orgoglio”. Brava.

Interviene tra gli altri Michele Basile che spiega: “Ho cugini in Sud America, abbiamo in comune nonni materni, sono nati e cresciuti lì, hanno studiato e vivono in quei paesi, è sacrosanto che siano anche cittadini italiani insieme ai loro figli. Che c’entra lo ius soli? Finiamola, la legge per ottenere la cittadinanza italiana c’è e va bene”.

C’è anche Stefano Aprile, che ragiona così: “Chi lavora, parla italiano, rispetta la cultura italiana ha diritto a essere italiano. Però tutti quelli che non rispettano la cultura italiana, non parlano italiano… Se non si trovano bene o niente va bene, allora possono tornare a casa loro”. Come potergli dare torto?

Secondo Maribel Ales la lettera di Fontana è “muy discriminatoria” e capiamo che tanti italiani, di passaporto o di sangue, si siano sentiti offesi in qualche modo dalle parole del lettore residente a Brasilia.

E’ giusto ricordare qui che nella scorsa legislatura il Partito Democratico provò a limitare la trasmissione della cittadinanza alla seconda generazione, ovvero ai nonni. Una proposta bloccata, poi, grazie all’importante intervento del senatore del MAIE Claudio Zin.

LETTERA DAL BRASILE | Limitiamo la concessione della cittadinanza italiana a due generazioni

Sarebbe opportuno mettere comunque un limite generazionale alla cittadinanza? Qualcuno pensa di sì e non solo a sinistra. In ogni caso, ora il Pd ha perso le elezioni, è in netta minoranza. Sarà difficile che possa ritornare a proporre qualcosa del genere. Anche se è bene continuare a mantenere gli occhi bene aperti e le antenne bene alzate. Non si sa mai.

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