Allarme Fmi, da fiscal cliff possibili ricadute mondiali

Allarme ‘fiscal cliff’: ‘potrebbe avere un impatto sull’economia globale’. Il monito arriva dal Fondo Monetario Internazionale (Fmi), a 24 ore dall’avvio delle trattative fra il presidente americano Barack Obama e i leader del Congresso, che domani si vedranno per la prima volta alla Casa Bianca.

Trattative non facili con Obama che ha minacciato il veto a qualsiasi accordo in Congresso che non preveda un aumento delle aliquote fiscali sui ricchi, che rappresentano il nodo da sciogliere al centro del braccio di ferro fra repubblicani e democratici. A sostenere Obama e’ Warren Buffett, il guru della finanza e l’ispiratore della ‘Buffett Rule’, secondo il quale il presidente non deve mollare sulle tasse nella partita con i repubblicani anche perche’ ‘l’economia americana e’ molto resistente’ e non andra’ in recessione in caso di un mancato accordo. Non risolvere il fiscal cliff – avverte l’amministratore delegato di Fiat e Chrysler, Sergio Marchionne, in un’intervista alla Cnbc – sarebbe ‘disastroso. Ho fiducia nella leadership e in una soluzione positiva: il mondo ne dipende’.

Il fiscal cliff, i tagli automatici alla spesa e l’aumento delle tasse che scatteranno fra la fine dell’anno e l’inizio del 2013, avra’ in mancanza di un accordo in Congresso per evitarlo un impatto da 600 miliardi di dollari sull’economia americana che, a causa sua, potrebbe subire una brusca battuta d’arresto.

Un’ipotesi che spaventa Wall Street, debole da giorni in attesa di ulteriori certezze sulla possibilita’ o meno di un’intesa, dalla quale dipende anche il rating americano: se Washington di dimostrera’ incapace di agire, come accaduto nel 2011 nell’ambito delle trattative per l’aumento del tetto del debito, c’e’ il rischio di un nuovo downgrade.

Il nodo da sciogliere nelle trattative e’ quello delle tasse, soprattutto sui ricchi. Obama vuole aumentare la pressione fiscale sui piu’ abbienti per farli contribuire maggiormente al risanamento dei conti pubblici. I repubblicani sono fermamente contrari e premono per un’estensione di tutti gli sgravi dell’era Bush, sia per quelli della classe media sia per quelli sui ricchi. Il presidente, incontrando i lavoratori, ha delineato il suo piano: aumentare le entrate fiscali di 1.600 miliardi di dollari in dieci anni, una cifra superiore a quella che i repubblicani sembrano disposti ad accettare e il doppio di quella discussa dalle due parti nel 2011. Nonostante le pressioni della aziende e di Wall Street, la grande assente nel primo giro di consultazioni sul fiscal cliff di Obama, alcuni democratici hanno lasciato intravedere l’ipotesi di voler giocare duro e di poter consentire che il ‘fiscal cliff’ scatti, almeno temporaneamente, per spingere i repubblicani ad accettare un aumento delle imposte.

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