Massimo Romagnoli, responsabile per gli italiani nel mondo di Alternativa Popolare e membro del Consiglio Generale degli Italiani all’Estero, interviene con chiarezza nel dibattito sulla riforma del voto all’estero, tema sempre più centrale nel confronto politico.
“Lo dico da tempi non sospetti: il meccanismo con cui oggi votano gli italiani nel mondo è tutto da rifare”, afferma Romagnoli in una nota. Ma mette subito un punto fermo: “Attenzione a non buttare via il bambino con l’acqua sporca. Il voto all’estero è un diritto sacrosanto, sancito dalla Costituzione: nessuno può anche solo pensare di cancellarlo. Il problema non è il diritto, ma il sistema con cui viene esercitato, che fa acqua da tutte le parti e va profondamente rivisto”.
Romagnoli boccia senza esitazioni l’ipotesi di far votare i connazionali presso i Consolati, definendola “del tutto impraticabile” e già respinta in più sedi. E guarda invece al futuro: “In un mondo in cui la tecnologia è ormai protagonista e semplifica la vita quotidiana, continuo a credere che il voto elettronico sia la soluzione migliore”. Ma anche qui, avverte, servono garanzie assolute: “Finché non avremo un sistema davvero a prova di bomba, capace di scongiurare ogni rischio di hackeraggio e di garantire la sicurezza del voto, è necessario puntare su un’alternativa concreta”.
L’alternativa, per Romagnoli, è l’inversione dell’opzione: “Un registro degli elettori che raccolga solo i connazionali che dichiarano esplicitamente la volontà di votare. Così si eviterebbe l’invio indiscriminato di migliaia di plichi elettorali, spesso recapitati a indirizzi sbagliati, a persone decedute o a chi ha cambiato residenza”.
Con la legislatura ormai agli sgoccioli, i tempi non sono semplici: “Non so se il Parlamento riuscirà ad apportare modifiche positive in questa fase”. Ma Alternativa Popolare non resta a guardare. “Stiamo già lavorando a una proposta di legge da presentare in Parlamento, per dare un contributo concreto e responsabile”.
Lo sguardo è già rivolto al futuro: “Nel 2027 vogliamo giocare la nostra partita anche all’estero. E vogliamo farlo in una competizione onesta e trasparente, con un sistema di voto sicuro, credibile e rispettoso dei diritti dei nostri connazionali”. Una sfida politica, ma prima ancora una questione di democrazia.































