Violenza sulle donne, Giulia Bongiorno: “La violenza è anche discriminazione”

“La maggior parte delle violenze nasce dalla discriminazione dovuta innanzitutto alle leggi che abbiamo avuto fino a qualche decennio fa”

“La violenza non è solo fisica, la violenza è anche discriminazione”. Sono le parole del Ministro per la PA Giulia Bongiorno durante l’inaugurazione dell’anno accademico dell’Università Niccolò Cusano.

“La maggior parte delle violenze nasce dalla discriminazione, dal ritenere la donna un essere inferiore – ha affermato Bongiorno -. La violenza nasce dal fatto che, se una donna non corrisponde più al proprio modello, viene trattata come una sorta di oggetto che non va più e che quindi si distrugge. E’ un fatto di straordinaria importanza rendersi conto che esiste il problema. Una ragione per cui siamo ancora a questi livelli è di natura storica. Abbiamo avuto per anni leggi che hanno giustificato la violenza nei confronti delle donne. Spesso sento persone che parlano di violenza sulle donne, ma non esaminano questa legislazione fortemente discriminatoria che ha creato questa situazione. Non è che gli uomini impazziscono ed uccidono, gli uomini vengono da una legislazione in cui c’era questo tipo di cultura, in cui c’era lo ius corrigendi per cui l’uomo poteva ‘correggere’ la donna picchiandola, e in cui l’uomo che uccideva una donna che lo tradiva veniva sanzionato con la stessa pena di chi dà fuoco a un motorino. Io credo che riusciremo a superare il tema della violenza soltanto se riusciremo contemporaneamente a far andare avanti le donne. Per anni la donna non ha potuto svolgere la professione di avvocato”.

“Quando ho iniziato a fare l’avvocato a Palermo erano tutti uomini, le donne erano pochissime. Quando inizialmente lavoravo in uno studio di penale a Palermo e potete immaginare la clientela quale fosse, ricordo benissimo le umiliazioni subite. Quando mi approcciavo al cliente, il cliente non solo diffidava, ma spesso rifiutava di avere come interlocutore una donna avvocato. Io ho fatto anche dei processi quando ero molto giovane, in un processo molto noto quando il Presidente aprì la porta e vide nel banco degli avvocati che c’ero soltanto io, disse in mondovisione: signorina, ma dove sono gli avvocati? L’avvocato ero io. Questo all’epoca mi umiliò parecchio. Oggi per fortuna ci sono tantissime donne giovani che fanno l’avvocato e questo ha arricchito l’avvocatura. Secondo me noi donne abbiamo davanti ancora battaglie importanti da fare, ma ne abbiamo già fatte tantissime. Oggi si tende a pensare che le cose che ho raccontato ormai fanno parte del passato e chi è donna è considerata più o meno alla stregua di un uomo. Io credo che non sia ancora così. Nelle piccole e grandi cose dobbiamo ricordarci che c’è una storia contro le donne, ci sono secoli di legislazione contro le donne, invito le università a parlare di quelle leggi e a far studiare quelle leggi, perché se non parliamo di quelle leggi si fa finta che il problema non c’è. Se si fa finta che un problema non esista non lo si risolve”.