‘Yes, I do’. Si’, lo voglio. Lo slogan (che poi e’ la formula recitata in ogni matrimonio) campeggia sui diversi cartelli che i sostenitori delle nozze gay hanno gia’ sistemato davanti alla sede della Corte Suprema, a Washington. In tanti, nonostante la neve e il freddo intenso, sono gia’ accampati con tende e sacchi a pelo. Del resto l’appuntamento e’ di quelli che possono fare la storia negli Stati Uniti: i nove giudici costituzionali per la prima volta si ritroveranno ad esaminare la legittimita’ dei matrimoni tra persone dello stesso sesso. Una materia che finora era sempre stata demandata ai singoli Stati Usa.
Prima sara’ la volta della ‘Proposition 8′, la legge della California che mette al bando le nozze gay. Mercoledi’ quella del Defence of Marriage Act (DOMA), la legge federale che sancisce come il matrimonio sia solo quello tra uomo e donna, impedendo cosi’ di estenderne i benefici alle coppie omosessuali sposatesi negli Stati in cui e’ permesso. Per ora si tratta solo delle prime udienze: la Corte dovrebbe infatti pronunciarsi sui due casi non prima di giugno. Ma per le associazioni per la difesa dei diritti di gay e lesbiche, aver portato la questione davanti al massimo organo giurisdizionale rappresenta gia’ un enorme vittoria: ‘Comunque vada, oramai non si torna piu’ indietro. E’ solo questione di tempo’, affermano. La partita in realta’ si gioca sul filo di lana, visto che la maggioranza dei ‘saggi’ (cinque su nove) e’ di nomina repubblicana.
Le speranze dei circa 9,8 milioni di gay e lesbiche ‘censiti’ in America (tra il 3,5% e il 3,8% della popolazione secondo le ultime statistiche) sono pero’ elevatissime. Il clima nel Paese e’ drasticamente cambiato solo rispetto a qualche anno fa, con gli ultimi sondaggi che dicono come almeno il 58% dell’opinione pubblica americana e’ a favore delle nozze gay. Un dato trasversale, con una prevalenza dei piu’ giovani ma con una forte componente anche di persone di estrazione conservatrice. Le ultime decisioni piu’ delicate prese dalla Corte, poi, hanno spesso ribaltato i pronostici. Vedi il caso del si’ alla controversa riforma sanitaria – fortemente voluta dal presidente Obama e altrettanto fortemente avversata dai repubblicani – dove ad essere decisivo e’ stato il giudice di nomina conservatrice John Roberts, scelto dal presidente George W. Bush. E sono in molti a pensare che anche questa volta possa essere proprio lui l’ago della bilancia. Del resto che il consenso per la legalizzazione dei matrimoni tra persone dello stesso sesso stia crescendo anche a destra e’ un dato di fatto (secondo gli ultimi sondaggi si e’ passati dal 21% del 2001 al 25% di oggi). Tra gli stessi repubblicani un gruppo di un centinaio di parlamentari e personalita’ hanno varato un manifesto in completa rotta di collisione con la linea ufficiale del partito. Un partito che – in vista delle elezioni presidenziali del 2016 – non potra’ pero’ non tener conto delle nuove istanze che crescono al suo interno e tra il suo elettorato. In caso contrario – sottolineano molti osservatori politici – il rischio e’ quello di fallire ancora una volta nell’intercettare soprattutto gli elettori piu’ giovani.
Intanto anche gli oppositori alle nozze gay affilano le armi. E a Washington, in concomitanza coi lavori della Corte’ e’ prevista una ‘marcia’ per la difesa matrimonio tradizionale.
































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