Un sì al referendum per favorire investimenti e crescita

Ci hanno raccontato che questa era la legislatura delle riforme. E dopo due anni di lavoro, a un passo dal traguardo, Renzi non può arrendersi. Ecco cosa deve fare

Su tutti i quotidiani oggi in edicola si torna a parlare dello spread. Che si è alzato quanto basta per fare già paura e potrebbe lievitare ulteriormente se vincessero i no al prossimo referendum. Illustri soloni, tra i quali spicca il nome di Cottarelli, da qualche settimana in vena di interviste, paventano una chiusura dell’Europa rispetto alla legge di bilancio del governo. La notizia è da prendere sul serio, se abbiamo memoria di quanto si è verificato anni fa con un altro governo. Anche per Renzi, la cui politica è esageratamente e malevolmente accostata a quella berlusconiana, si profila con l’alibi del referendum un avviso di sfratto: se non a questo, a cos’altro potrebbe mirare tutta quell’armata Brancaleone che da mesi si affanna a distruggere sui media tutto il buono che c’è nel cambiamento prospettato dalla riforma?

Siamo italiani responsabili e preoccupati per il Paese e ci chiediamo come sia possibile che il popolo arrivi a credere a certi politici anche navigati che fingono di non sapere cosa succederà se Renzi perderà questa sfida. Cosa vuole il popolo? Che muoia Sansone con tutti i Filistei? Se fosse  vero che gli “amici” europei, come titola il Giornale, potrebbero abbandonarci con la vittoria del no al referendum, avrebbe ragione chi dà per certo che l’irrazionale rifiuto del cambiamento caldeggiato dai demagoghi più scaltri sia motivato dalla volontà folle di far cadere il governo in un momento delicatissimo per l’Italia. Nella guerra dei mondi in atto da mesi c’è perfino chi si spinge a esaltare la Brexit e il non governo spagnolo per persuadere quella parte di elettori chiusa nel proprio orto e incapace di vedere oltre.

Abbiamo detto sì al referendum per tagliare sprechi e poltrone, mandare a casa 300 e passa senatori, dare al governo maggiore stabilità e fare dell’Italia un Paese più veloce e competitivo nel mondo globale. Più leggiamo le ragioni del no più ci convinciamo che non hanno alcun fondamento, se non il pretesto di dire “mandiamo a casa Renzi”. Ma chi aggiunge che non succederà nulla mente sapendo di mentire. Renzi è  apprezzato in Europa perché ha dato avvio e sostanza ad alcune riforme, fermarlo adesso significherebbe tornare indietro e aspettarsi un altro Monti.

Ci hanno raccontato che questa era la legislatura delle riforme. E dopo due anni di lavoro, a un passo dal traguardo, Renzi non può arrendersi: spieghi in tutte le lingue e in tutte le salse anche il vero scopo di questa guerra, che è contro di lui e contro il buonsenso. Spieghi agli italiani cosa succederà se vinceranno i no. Gettare alle ortiche il buon percorso che si è fatto in Europa per recuperare credibilità e fiducia è da aspiranti suicidi.

Sì al referendumOnore a chi porta avanti con coraggio la campagna per il sì, incurante degli insulti che riceve da parte di chi sa solo abbaiare alla luna. Onore agli eletti all’estero che sono scesi in campo per spiegare il referendum agli italiani nel mondo, a chi tra loro si confronta ogni giorno sui social con gli elettori. Tra i più attivi in questo senso ci sono Marco Fedi, Alessio Tacconi, Aldo Di Biagio. Proprio Di Biagio nelle prossime settimane sarà in tour per l’Europa per spiegare agli italiani all’estero perché è giusto votar sì. E onore al MAIE, quel Movimento Associativo Italiani all’Estero che ha votato le riforme in Parlamento e ora, coerentemente, porta avanti la battaglia per il sì al referendum con coraggio.

Perché ognuno è libero di pensarla come vuole, certo è che in sfide come queste ci si deve schierare chiaramente, per il no o per il sì. Portando le proprie ragioni. Se ci sono. Perché quelli che ci chiedono di votare no per mandare a casa Renzi, fanno il  tifo contro il buon nome dell’Italia, contro la fiducia degli investitori, contro la crescita e lo sviluppo che faticosamente si cerca di portare avanti. Non ci sentiamo rappresentati da costoro.