Dal Parmesao al Grana e al Gorgonzola made in Brasile, passando per il Reggianito e il Grappamiel dell’Uruguay fino al Parmesano dell’Argentina: sono numerosi i prodotti cosiddetti italian sounding che richiamano l’Italia, ma che con l’Italia non hanno in realtà nulla a che vedere. Purtroppo, in molti casi risultano legittimati dalle normative locali.
Anche il mondo del Prosecco non è immune da questo fenomeno: il nome potrà essere utilizzato per cinque anni in Argentina e Paraguay e addirittura per dieci anni in Brasile.
Una situazione che viene costantemente monitorata dall’ufficio legale del Consorzio Tutela Prosecco Doc, impegnato nel contrasto alle imitazioni, ma che al momento non prevede nuove azioni specifiche anche a causa delle dimensioni relativamente contenute del fenomeno.
Secondo i dati del Consorzio, infatti, su un totale di circa 660 milioni di bottiglie di Prosecco esportate nel mondo ogni anno, solo circa un milione è destinato al mercato brasiliano. Questo significa che il Brasile rappresenta una quota marginale dell’export complessivo, inferiore all’1 per cento.































