Progresso e crescita, impossibile senza il Sud – di Gerolamo De Palma

La parola “crescita” in sè è comprensibile a tutti, ma organizzare tale argomento in modo tale che sia confacente ed attrattivo per la cittadinanza tutta e le imprese risulta essere molto più complicato sia da attuare che da semplicemente ideare, qualora non si tenesse in conto la storia della crescita italiana e della fallimentare strategia attuata agli esordi della nostra industrializzazione, fallimento facilmente riscontrabile mettendoci le mani nelle tasche vuote.

La Storia ci insegna a valutare gli effetti di una politica a lungo termine, ossia quella politica proiettata al futuro delle giovani generazioni, ma quando il secolo passato lo Stato ha finanziato la costruzione delle prime industrie ha anche ben pensato di dislocarle tutte al Nord, per il 98% tra Milano,Torino,Venezia, dimenticandosi del mio amato Sud per due ragioni che poi ne hanno segnato la calcolata e tanto rinfacciata arretratezza: hanno fallito verso i cittadini del Sud costringendoli ad emigrare a Nord pur di sopravvivere alla carestia ed hanno tradito tutto il popolo del Mezzogiorno durante il risorgimento non ampliando la rete ferroviaria verso il  Sud.

I ben pensanti dell’epoca credevano nel futuro delle autovetture preferendo spendere tutti i capitali in possesso per finanziare la nascente FIAT, che poi si è verificata essere un’arma a doppio taglio per essere stata la causa primaria dell’assente sviluppo di una degna rete ferroviaria in Italia, e per aver sperperato i soldi dei contribuenti impedendo ogni possibilità di recupero; magari se poi dovessimo pensare che ha spostato parte del suo patrimonio all’estero sviluppando l’economia di altri Paesi come per esempio la Romania a discapito della nostra che tanto ha fatto per renderla così come è oggi, sarebbe lecito parlare di una sorta di fallimento storico colossale.

Come possiamo pensare di poter sviluppare la nostra economia senza permettere che sia possibile spostarsi liberamente in tutta Italia attraverso una degna e poco costosa rete ferroviaria? Come poter competere con gli altri Paesi che sviluppano politiche dedite allo sviluppo delle risorse interne? Quale diabolica intuizione pervade chi accusa il Sud di aver sofferto per un voluto modello sociale di distacco tra Nord e Sud Italia?

Valorizzare solo una parte del territorio a discapito di un altro utilizzando i soldi di tutti è stato il più grande tradimento fatto verso le generazioni odierne e future: non permettiamo all’ipocrisia di pochi italiani di pensare che le colpe del Sud non si trovino sui libri di storia, basta leggere ed interpretare senza false verità, attribuite per incapacità di ammettere il proprio fallimento.