Patronati italiani all’estero, sul ponte sventola bandiera bianca – di Andrea Verde

Quella con Ricky Filosa è un’amicizia di quelle vere, fatta di confronti ma anche di scontri. Nel suo ultimo editoriale il direttore della nostra testata si chiede il perché del silenzio dei politici eletti all’estero sulla vicenda Giacchetta. Tommasini e le vittime sono giustamente esasperati dall’ignavia di una classe politica che sin qui ha saputo solo lavarsi la coscienza centellinando qualche elemosina per le spese legali ovviamente coi soldi pubblici. Beata ingenuità: chi ha presente il ruolo dei patronati esteri nel veicolare il consenso (e le schede elettorali…) sa bene che tra compagni di merende non si fanno torti.

Vogliono insabbiare l’affare Giacchetta per insabbiare tutta l’attività illecita dei patronati e l’uso improprio dei fondi. Nella migliore delle ipotesi si inventeranno un rimborso da parte dello Stato anche se la situazione economica oggi non lo consentirebbe. Andare fino in fondo nell’affaire Giacchetta significherebbe andare fino in fondo nelle indagini sulle attività dei patronati esteri, Enas incluso… Questo Di Biagio e lo “statista” di Stoccarda lo sanno benissimo e per questo tacciono.

Da dove proviene Aldo di Biagio? Dal patronato Enas; da dove proviene lo “statista” di Stoccarda ribattezzato “il padrino de ‘noantri”? Dall’Enas ovviamente! Da dove provengono i vari Narducci, Micheloni, Farina e Garavini? Dal mondo dei patronati ovviamente!

Qualcuno può pensare seriamente che costoro abbiano tempo e voglia di andare fino in fondo con il rischio che venga a galla tutto il sistema di raccolta del consenso? Pensate seriamente che siano disposti a tollerare una seria indagine patrimoniale sull’utilizzo dei fondi da parte dei patronati? Loro vogliono continuare a spolparsi l’osso: i patronati devono continuare a veicolare il consenso, enti come Enit e come Ice devono essere riempiti di amici raccomandati da loro e l’Italia va a fondo.

Abbiamo perso tutto: il sistema industriale, i marchi del lusso passati in mani straniere. L’enogastronomia e il settore alberghiero sono in stato comatoso per non parlare della compagnia di bandiera. Potevamo, attraverso la rete degli italiani nel mondo, risollevare le sorti del nostro turismo e difendere i nostri marchi dalla contraffazione. Abbiamo preferito affidarci ai vari Micheloni, Di Biagio, Caruso, Garavini Farina & Co. che si sono comportati come il terribile insetto, il punteruolo rosso, che sta distruggendo tutte le palme in Sicilia: il parassita entra nella corteccia, assorbe tutta la linfa, la pianta muore e crolla a terra. Hanno fatto la stessa cosa con l’Italia e con gli italiani all’estero.

Cosa aspettarsi da gente che è passata dalla corte di Alemanno al Pdl, transitando in Fli ed approdando infine in Scelta Civica, della serie Francia o Spagna purché si mangi? Gente con il diploma della quinta elementare, che non ha mai lavorato un giorno in vita propria? Vengono in mente i versi del poeta Fochesato: “Sulle tue pagine scolpisci o storia le altrui nequizie e la sua gloria e grida ai posteri, tre volte infame chi vuol l’Italia morta di fame”.