Niente Comitato per gli italiani all’estero al Senato? Non ne sentiremo la mancanza

Le opposizioni in rivolta, “l’atto più ostile di sempre”. Il Sottosegretario agli Esteri Di Stefano, “governo ha dato e continuerà a dare risposte agli italiani nel mondo”. La verità? Questi Comitati sono sempre serviti a ben poco…

L'Aula del Senato

L’aula del Senato ha bocciato la mozione per l’istituzione del Comitato per le questioni degli italiani all’estero con 132 no, 104 sì e 2 astenuti. Palazzo Madama resta dunque senza Comitato per gli italiani nel mondo, presente invece alla Camera dei Deputati e presieduto dall’On. Simone Billi, Lega.

Lega e M5S hanno detto no al Comitato. Il Carroccio, tramite il senatore Emanuele Pellegrini, ha annunciato il voto contrario: “Non è in discussione la politica verso gli italiani all’estero, che è un fondamento dell’azione di governo, ma si tratta di dire no a un comitato, per spingere la Commissione esteri a lavorare meglio e più alacremente per gli italiani all’estero”.

Anche il senatore M5S Vito Petrocelli ha annunciato il voto contrario: “L’interesse verso gli italiani all’estero lo avremo se delle loro questioni se ne occuperà la Commissione esteri e non un comitato autoreferenziale composto solo da 10 senatori”.

Si fa sentire con forza l’opposizione. Per Raffaele Fantetti, senatore di Forza Italia eletto in Europa, la non istituzione del Comitato è “l’atto più ostile che sia stato fatto da quando gli italiani all’estero sono presenti in Parlamento, Mirco Tremaglia si starà rivoltando nella tomba”.

Il senatore Francesco Giacobbe (Pd), promotore della Mozione per istituire il Comitato, è intervenuto in aula e ha sottolineato come “questa vicenda abbia del paradossale. Un Comitato formato alla Camera dei deputati pienamente operativo con il collega della Lega eletto all’estero alla Presidenza e viceversa al Senato la Lega non firma la mozione, anzi la fa da padrona portando al ritiro delle firme del M5S”.

Presa la parola prima del voto, la Sen. Laura Garavini, Pd, eletta in Europa, ha detto: il comitato sarebbe la “sede ideale per un lavoro bipartisan e costante nel tempo” e non istituirlo sarebbe “una disattenzione non tanto verso il Pd ma verso tutte le comunità italiane all’estero”.

Sulla vicenda è stato molto chiaro il Sottosegretario agli Esteri Manlio Di Stefano, intervenuto in Senato: “Gli italiani all’estero sono un aspetto fondamentale della politica estera italiana e rappresentano un tema che riveste una centralità strategica per il ministero degli Affari esteri”.

“Il tema degli italiani all’estero – ha aggiunto Di Stefano – vede impegnati i nostri uffici centrali e la nostra rete diplomatico-consolare per offrire servizi consolari, assistenza ai connazionali e nel promuovere la diffusione della lingua e della cultura italiana”.

“Il segnale di attenzione – continua – è stato già dato nell’ultima manovra economica dove per la prima dopo tanti anni si è riusciti ad assumere al ministero degli Affari esteri 350 persone, tra cui 50 contrattisti destinati proprio alle sedi estere per poter fronteggiare fenomeni come la Brexit e la richiesta costante di maggiori risorse per consolati, come quelli latino-americani. E soprattutto – aggiunge Di Stefano – si è riusciti a inserire l’aumento del fondo per la dotazione economica riferita ai contrattisti e permettere ai nostri consolati di lavorare a pieno regime là dove ce n’è davvero bisogno”.

Che poi, diciamocela tutta, di questo Comitato non se ne sentiva la necessità e di sicuro non se ne sentirà la mancanza. Le parole del Sottosegretario Di Stefano lanciano un messaggio forte e chiaro: non è certo da un organismo “autoreferenziale” – per dirla con Petrocelli – formato da 10 senatori che dipende il destino degli italiani nel mondo, ma dal governo e dalla Farnesina. E governo e ministero degli Esteri sono operativi, al fianco dei nostri connazionali, per dare loro risposte con misure concrete. Hanno già iniziato a farlo.