Maxi sequestro di cocaina nell’Oceano Pacifico durante un’operazione coordinata tra la Marina messicana e la Guardia costiera degli Stati Uniti. Le autorità di Città del Messico hanno annunciato il recupero di 188 pacchi, equivalenti a diverse tonnellate di sospetta cocaina, intercettati a bordo di un’imbarcazione in navigazione a ovest dell’isola di Clarion.
L’operazione si è svolta al di fuori della zona economica esclusiva e delle acque territoriali messicane, nell’ambito della cooperazione bilaterale tra i due Paesi. Il carico è stato individuato a circa 1.100 chilometri dal porto di Manzanillo, nello Stato occidentale di Colima. La Marina ha confermato anche l’arresto di diverse persone, senza fornire dettagli sul numero degli indagati.
Il blitz congiunto assume particolare rilevanza nel contesto delle tensioni diplomatiche tra Messico e Stati Uniti. Il presidente americano Donald Trump ha più volte minacciato interventi diretti contro i cartelli della droga, anche con operazioni via terra, e recentemente Washington ha condotto bombardamenti contro imbarcazioni sospettate di traffico di stupefacenti nei Caraibi e nel Pacifico.
La presidente messicana Claudia Sheinbaum ha ribadito che non consentirà a forze militari statunitensi di operare sul territorio messicano, pur confermando la disponibilità alla cooperazione internazionale contro il narcotraffico. Trump, dal canto suo, ha ventilato l’ipotesi di imporre dazi commerciali a Città del Messico per aumentare la pressione sul governo messicano affinché rafforzi arresti e sequestri di droga.
Nelle stesse ore, Washington ha annunciato di aver neutralizzato droni attribuiti ai cartelli messicani lungo il confine, episodio che ha portato alla temporanea chiusura dell’aeroporto statunitense di El Paso. Sheinbaum ha però dichiarato che il suo governo non ha ricevuto segnalazioni ufficiali sulla presenza di droni appartenenti a gruppi criminali al confine.
Il sequestro nel Pacifico rappresenta uno dei più significativi risultati recenti nella lotta al narcotraffico nell’area, ma evidenzia al tempo stesso la complessità di una cooperazione bilaterale che si muove tra esigenze di sicurezza e delicati equilibri politici.































