M5S, linea dura contro i dissidenti. Espulso anche Iannuzzi

Espulsioni come ciliege: una tira l’altra. Dopo i senatori Giuseppe Vacciano e Ivana Simeoni tocca infatti al deputato Cristian Iannuzzi. Che nel darne notizia sui social si sfoga: "dov’e’ il movimento senza padroni?". Per il Movimento 5 Stelle il 2015 si apre dunque nel segno del fuggi fuggi. "Di questo passo – commenta un gruppo di senatori ex pentastellati confluiti ora nel Misto – nel Movimento ne rimarra’ davvero uno solo. A quel punto si’ che potremo affermare con ragione che ‘uno vale uno’".

A firmare la nota ironica sono Maurizio Romani, Maria Mussini, Laura Bignami, Alessandra Bencini e Monica Casaletto, che allo stesso tempo rinnovano anche la richiesta della documentazione sulla loro espulsione dal gruppo parlamentare "mai ottenuta da nessuno dei capigruppo che si sono succeduti, al punto da dubitare della sua stessa esistenza". "Le decisioni definitive – aggiungono – sono come sempre eterodirette dai vertici".

Già, perche’ nel caso di Vacciano (tesoriere del gruppo) e Simeoni – che a dicembre hanno presentato le proprie dimissioni in dissenso con la nomina del direttorio – il diktat sarebbe arrivato da Gianroberto Casaleggio in persona, stravolgendo, di fatto, la votazione dei senatori contraria all’espulsione dei due colleghi. Una ricostruzione, questa, contestata dal gruppo parlamentare del M5S al Senato (secondo cui non e’ avvenuta "nessuna votazione" ma una "sospensione della questione", benche’ lo stesso gruppo abbia confermato "la cessazione dell’appartenenza dei due senatori al gruppo") ma sostanzialmente confermata dal pure dimissionario Iannuzzi. Che lamenta, tra l’altro, di essere stato cacciato "senza il voto dell’assemblea M5S?ne’ della rete". "Come siamo arrivati a questo punto?", recita lo sfogo di Iannuzzi intitolato "Casagregge Associati: a lezione di democrazia".

"Non era questa l’idea originaria di rivoluzione a 5 stelle, non era questo il MoVimento senza capi ne’ padroni che io, e tanti altri come me, abbiamo abbracciato". Ecco allora che per Iannuzzi diventa intollerabile che Airola, "invece di rispettare le decisioni prese democraticamente in assemblea", abbia accettato "di assumere il ruolo di tagliatore di teste per conto di Casaleggio. Ovvero un imprenditore che presta dei servizi informatici, a fini di lucro, al blog di Beppe Grillo e che ha assunto, in perfetto conflitto di interessi, anche il ruolo di capo politico vicario, posizionandosi al vertice della piramide a 5 Stelle".

Ora la palla passa all’Aula che dovra’ esprimersi sulle dimissioni di Iannuzzi. Ma prassi vuole che vengano respinte, perlomeno al primo ‘strike’. Poi si vedra’. In un momento in cui il grande gioco dell’elezione del Capo dello Stato e’ alle porte ogni voto ha d’altra parte una sua importanza. Il fuggi fuggi ad ogni modo non finisce qui. La prossima testa a cadere potrebbe essere quella di Marco Baldassarre vicino anche lui, a quanto si apprende, alle dimissioni.