Caro Generale, caro Roberto,
finalmente l’hai capito: con la Lega, e tantomeno con la gestione di Matteo Salvini, non hai nulla da spartire.
Tu sei di un’altra pasta; uno che non ha vissuto di politica per tutta la vita, ma che attraverso un libro è stato capace di presentare una visione culturale netta, senza compromessi.
Hai conquistato il seggio al Parlamento Europeo grazie alla candidatura che ti ha offerto la Lega, certo, ma soprattutto grazie al tuo profilo di scrittore e saggista, e prima ancora per aver servito la Patria in Italia e nel mondo, ricoprendo incarichi operativi di altissima responsabilità.
Non sei uno affezionato alla poltrona, anche se ora – più che mai – chi ti teme proverà a dipingerti così: come il “ribelle” che strappa con il partito ma non molla il seggio a Bruxelles.
E perché mai dovresti farlo? Quei 500.000 voti sono tuoi; sulla scheda gli elettori hanno scritto “Vannacci”. Ti ha votato persino Salvini, il quale, evidentemente, non si è ancora ripreso dallo shock del Papeete.
Forse pensava di poterti chiudere in una scatola a sua immagine e somiglianza, sfruttando la tua visibilità per mera convenienza elettorale. Beh, ancora una volta, il “Capitano” ha fatto male i conti.

Ora il dado è tratto. Preparati: il tritacarne mediatico proverà a macinarti. Avrai contro professionisti che masticano politica e fango sin dall’adolescenza e che in quel fango si sentono a casa. Ma tu sei abituato a battaglie di ben altro genere.
Da qualche anno la tua sfida è diventata culturale e poi política: le tue armi non sono più i cannoni, ma le parole e l’opera di convincimento.
I sondaggi ti danno già al 4,5% e non hai ancora iniziato a correre. Non sei Gianfranco Fini, così come Salvini non è Berlusconi. Sei una voce fuori dal coro in un’Italia che sembra essersi uniformata, democristianizzata e pigramente istituzionalizzata. Che noia!
La speranza è che tu possa continuare a contagiare con il tuo entusiasmo i tanti italiani pronti a seguirti in questa nuova avventura.
Caro Roberto, ora che la decisione è presa, non mollare.






























