Quando il signor ministro della Difesa Guido Crosetto dice che “non si deve smettere di aiutare l’Ucraina per due (sic!) corrotti” c’è da chiedersi se c’è o ci fa. Nel primo caso dobbiamo invocare la sua beata ignoranza, nel secondo sarebbe perfino molto peggio.
Partiamo dall’ipotesi che non sappia davvero come stanno le cose in Ucraina. Purtroppo per le nostre istituzioni, ciò significherebbe che i suoi collaboratori non si informano adeguatamente nemmeno leggendo la servile stampa nazionale e non lo aggiornano su ciò che succede ogni giorno in Ucraina.
Ancora peggio: i nostri servizi segreti si disinteressano o, per motivi a noi sconosciuti, rinunciano a denunciare a chi di dovere ciò che ogni povero ucraino sa.
L’Ucraina è, almeno dal 1991, una fogna dove i peggiori delinquenti sguazzano alle spalle degli stranieri donatori di aiuti, dei malcapitati investitori esteri, dei giovani mandati a morire per le ambizioni (e le tasche) dei loro governanti e delle donne costrette a emigrare per garantire il cibo ai loro figli piccoli e spesso anche ai loro mariti.
Chiunque abbia visitata l’Ucraina dopo l’indipendenza ha potuto constatare che lì il diritto e la legge divennero subito opzioni soggette a cambiamenti mai giustificati ma sempre utili per i più furbi che si sono man mano impossessati di ciò che furono i beni statali dei tempi sovietici. È così che nacquero i locali oligarchi ed è così che, diventati ricchi, poterono condizionare totalmente i vari Governi e Parlamenti che si sono succeduti da allora. Nessuno escluso.
La situazione andò peggiorando a partire da quando, già nella metà degli anni novanta, cominciarono ad arrivare gli aiuti americani di USAID e le varie ONG, ufficialmente indipendenti ma quasi mai davvero nei fatti, strumento occulto di Washington per manovrare in modo che quel Paese entrasse nell’orbita americana. Esattamente quanto propugnato da Brzezinski nel suo libro “La grande scacchiera. La supremazia americana e i suoi imperativi geostrategici” stampato nel 1997.
Al fianco degli americani ci si misero anche gli europei che iniziarono a mandare denaro a pioggia all’interno del progetto Eastern Partnership che puntava ad assorbire nell’ottica occidentale in funzione anti-russa gli Stati che furono parte dell’Unione Sovietica.
In quella operazione di Bruxelles, voluta soprattutto da polacchi e svedesi, si distinse ben presto la Germania che puntò immediatamente su alcuni locali destinati, secondo Berlino, a diventare al più presto dei leader politici.
Tra questi, lo diciamo en passant, Vitali Klitschko, già ottimo ex pugile ed ora sindaco di Kiev dal 2014. Costui, nelle intenzioni dei tedeschi (soprattutto CDU e CSU), era destinato a diventare primo ministro dopo il colpo di stato del 2014, ma la Nuland (sottosegretario di Stato USA per gli Affari politi con delega sull’Europa orientale) impose il suo uomo che fu Arsenij Jacenjuk dichiarando al proprio Ambasciatore, il quale suggeriva di coinvolgere gli europei, che costoro potevano “andare a far in…”.
Torniamo però alla corruzione endemica in Ucraina.
Il 26 gennaio 2022, e quindi prima dell’invasione russa, il think-tank italiano ISPI, notoriamente filo-ucraino, in un suo breve saggio titolava: “L’Ucraina e il virus della corruzione”. Seguivano nomi e circostanze che avevano portato nei giorni precedenti alla destituzione di quattro vice-ministri, cinque governatori regionali e un assistente personale del Presidente Zelensky.
In realtà tuti sapevano da sempre che il Paese fosse estremamente corrotto, tanto è vero che l’ONG Transparency International lo considerava il Paese di gran lunga più corrotto d’Europa, molto più di Moldavia, Romania e della stessa Russia, ponendola al 122mo posto nel mondo nella graduatoria della correttezza e dell’onestà dei governanti. Ma, si dirà, il fatto che di tanto in tanto si scoprano le illegittimità dovrebbe essere un buon segnale.
Peccato che le illegalità vengano a galla solo dietro pressioni costanti dei vari donatori che minacciano di interrompere le linee di aiuto. In quel caso i criminali furono identificati non dalla locale giustizia, bensì da due inchieste investigative condotte da Bihus.info e da Ukrainska Pravda i cui reporter secondo il Washington Post hanno comunque sofferto prima e dopo la loro denuncia di minacce e persecuzioni.
Qualcuno di loro fu persino ucciso. Nota di colore: l’allora vice Ministro della Difesa fu spinto a dimettersi (senza altre conseguenze) per aver acquistato derrate alimentari per i soldati al fronte per un totale di 326 milioni di euro. In quel momento, mentre le uova costavano per i consumatori euro 0,18 ciascuna, lui le pagò 17 euro.
Senza contare che quei fatti corruttivi vennero a galla solamente in concomitanza con il summit della UE previsto per il successivo 3 febbraio, data in cui si sarebbe dovuto discutere proprio se e quanti aiuti mandare a Kiev. Guarda caso, uno dei personaggi incriminati allora era proprio il numero due della segreteria di presidenza di Zelensky, tale Kyrylo Timoshenko. Non si ha notizia di eventuali processi e possibili condanne e l’unica cosa conosciuta è che alcuni dei corrotti poterono fuggire all’estero prima del giudizio.
Anche nello scandalo recente i personaggi coinvolti sono molto vicini a Zelensky. Uno di loro è addirittura un socio del presidente, Timur Mindich, suo partner nella società di produzione Kvartal 95, quella che lanciò la serie “Servire il popolo” (stranamente, lo stesso nome usato da Zelensky per il suo partito al momento della sua candidatura alla presidenza).
In quelle trasmissioni, Zelensky recitava la parte di un personaggio antisistema che riusciva a diventare presidente per combattere la corruzione imperante e risanare il Paese.
Casualmente, anche Mindich è riuscito a lasciare il Paese ancora prima che le accuse contro di lui fossero formalizzate e nessuno ha mai saputo chi possa averlo informato in anticipo. Le altre persone incriminate per aver ottenuto tangenti per un giro di almeno cento milioni di dollari sono: il Ministro della Giustizia Herman Haluschenko, l’ex Vice Primo ministro Oleksy Cherniyshov, e Rustan Umerov, uomo ombra del presidente, ex ministro della Difesa e attuale segretario del Consiglio di Sicurezza e Difesa nazionale.
Costui fu anche il capo delegazione ucraino alle trattative di Istanbul con la Russia. In totale questa volta le persone accusate di corruzione, abuso d’ufficio e arricchimento illecito sono otto, di cui due si trovano già all’estero.
Un capitolo a parte, di cui però non si sa nulla nei dettagli, riguarda il traffico di importanti quantità di armi ricevute dall’Occidente che, anziché finire al fronte, sono arrivate a bande malavitose di vario genere e quasi sicuramente finite fuori Ucraina.
Tra gli intercettati dell’ultima tornata di corruzione venuta a galla compare un certo Igor Myroniuk, ex vice capo del fondo per le proprietà statali che, tra l’altro, avrebbe versato a Cherniyshov 1,2 milioni di dollari e 100mila euro.
Di questi malaffari continui è impossibile che chi volesse sapere non fosse informato. Tanto è vero che lo stesso Congresso americano, conscio di ciò che succede normalmente a Kiev, ha chiesto ai vari ministri americani coinvolti di dar vita ad una apposita commissione che segua passo passo destinazione ed utilizzo dei miliardi di dollari che i contribuenti americani hanno sinora mandato in Ucraina. Perché il Ministro Crosetto e l’inabile Taiani non provvedono a fare qualcosa di simile anche in Italia per verificare che fine hanno fatto i soldi e le armi che continuiamo a regalare alla cricca di Kiev?
E’ ovvio che, almeno ogni tanto, Zelensky e i suoi devono sacrificare qualcuno dei corrotti per dare l’impressione che una qualche forma di giustizia e una parvenza di onestà ancora esistano in quel Paese tra i politici e funzionari di vertice. Lo fanno, tuttavia, talmente mal volentieri che, se non ci fosse stata una enorme sollevazione popolare, anche i due organismi ucraini indipendenti di controllo sarebbero state neutralizzati da una legge che li poneva sotto il diretto controllo di Zelensky e dei ministri a lui più vicini.
Le proteste hanno obbligato il presidente a chiedere una modifica alla legge, assecondando così anche una richiesta formale arrivata da Bruxelles con la minaccia di sospendere i colloqui per l’ingresso di quel Paese nell’Unione (mal ce ne incolga se mai avvenisse!) e sembrerebbe ora che le due agenzie abbiano riottenuto il loro status di indipendenza dal governo. Purtroppo non si sa fino a quando né quali strumenti saranno loro concessi nella pratica per svolgere il loro lavoro.
E’ davvero possibile che di tutto questo Crosetto non sapesse niente?































