Italiani all’estero, Calabrese e Petta (Comites Zurigo): “Per il 2 Giugno invitati solo gli amici?”

“Se il Console Giulio Alaimo ha antipatie nei confronti dei consiglieri Comites che lo osano criticare, ingiustamente o giustamente, il 2 Giugno deve farsi forte e invitarli comunque”

“Il 2 Giugno è la festa della Repubblica Italiana, non è occasione per premiare alcuni e castigare altri. Il 2 Giugno si festeggia una nazione. Una nazione che un Console rappresenta in terra estera. Un diplomatico non usa il 2 Giugno per premiare alcuni invitandoli e castigare altri lasciandoli a casa, perché la festa della Repubblica non è la sua festa, è la festa degli italiani. Anche degli italiani all’estero. Anche degli italiani all’estero più brutti, più sporchi e più cattivi”. Lo dichiarano in una nota Ippazio Calabrese e Gerardo Petta, consiglieri del Comites di Zurigo.

“Se il Console Giulio Alaimo ha antipatie nei confronti dei consiglieri Comites che lo osano criticare, ingiustamente o giustamente, il 2 Giugno deve farsi forte e invitarli comunque, perché è un console, ed è pagato per fare il Console; non è stato unto dal Signore, ma nominato da un ministero. Un ministero della Repubblica. Il 2 Giugno, che a Zurigo quest’anno si festeggia martedì 28 maggio (in effetti la Domenica è sacra, e forse ci sarà pure bel tempo), un Console non può invitare chi vuole, deve invitare anche chi non vuole, soprattutto chi non vuole, e deve assicurarsi che l’invito a questi ultimi arrivi prima che ad altri, perché neanche il sospetto deve aleggiare sul suo capo di Console”.

“Il 2 Giugno il Console Giulio Alaimo deve dimenticare che Gerardo Petta e Ippazio Calabrese – proseguono i due consigliere Comites nel loro comunicato stampa – hanno osato criticarlo, e invitarli fra i primi. Deve accoglierli con sorrisi e belle parole che mai vorrebbe loro rivolgere. E Petta e Calabrese dal canto loro devono sotterrare l’ascia di guerra, perché il 2 Giugno è il Console ad invitarli, non Giulio Alaimo privato e criticato cittadino. Se così non fosse, quello di Zurigo non sarebbe più un consolato, ma una sorta di versione diplomatica dell’asilo Mariuccia. Un asilo in cui la maestra, quando può, fa i dispetti ai bimbi con malcelata soddisfazione. Scritto questo, ignoriamo inoltre perché alcuni Cavalieri non siano stati invitati, ed altri Cavalieri e famiglia abbiano ricevuto gli inviti. D’altronde, non solo a Zurigo e dintorni, sembra quasi che ricevere finanziamenti dallo Stato sia un merito, premiato con tutte le attenzioni, mentre chi in Svizzera ha creato realtà economiche importanti senza alcun aiuto statale, non ne meriti alcuna”.