La scure dell’austerita’ e’ tornata ad abbattersi sulla Grecia con la messa in mobilita’, a partire da oggi, dei primi 2.000 insegnanti dei licei tecnici i cui posti sono stati aboliti con la legge approvata in Parlamento la settimana scorsa. Il taglio, il primo di una lunga serie richiesto dai creditori internazionali del Paese, rientra nel controverso programma governativo teso a risanare i conti dello Stato ellenico anche con la riduzione delle spese del settore pubblico e che entro la fine di quest’anno vedra’ il licenziamento di 15mila statali, 40mila entro il 2014. Ma, nonostante le ormai deboli proteste di piazza indette dai sindacati a difesa di questi ed altri posti di lavoro perduti, oltre la meta’ dei greci (il 60,6%) si e’ detta favorevole ad un drastico ridimensionamento della pubblica amministrazione (circa 700mila dipendenti su una popolazione di 11 milioni), vista come un mastodonte burocratico costoso ed inutile, utilizzato come serbatoio elettorale in decenni di malgoverno e nepotismo sia dal Pasok (socialista) sia da Nea Dimokratia (centro-destra). Agli insegnanti tolti oggi dai libri paga, seguiranno a giorni le guardie degli edifici scolastici, mentre a partire dal 23 settembre verra’ messo in mobilita’ il personale della polizia municipale.
In segno di protesta contro tali misure, organizzata dalla Federazione degli Insegnanti delle scuole medie e superiori (Olme), nella centralissima piazza Syntagma, ad Atene, si e’ tenuta una manifestazione che non ha avuto molto seguito mentre per dopodomani la Olme ha invitato i responsabili sindacali dei settori in agitazione a incontrarsi per organizzare ”una lotta comune contro i licenziamenti e contro la politica del governo e della troika”. Mobilitazioni sono in vista anche nel settore radio-TV, mentre sempre mercoledi’ incroceranno di nuovo le braccia i medici ed il personale sanitario degli ospedali pubblici per protesta contro il taglio di 2.500 posti negli organici nella sanita’ statale. Ma anche il settore privato non sara’ immune da drastiche riduzioni. Proprio oggi, come ha reso noto il quotidiano Proto Thema, la troika (Ue, Bce e Fmi) ha chiesto agli amministratori delle maggiori banche elleniche di tagliare fra il 25 e il 30% dei dipendenti. I licenziamenti, da attuare a ricapitalizzazione degli istituti di credito ultimata, riguarderanno 18mila lavoratori sui 60mila attualmente impiegati nelle banche greche. Di certo i risultati del sondaggio condotto dalla Kapa Research per l’edizione domenicale del quotidiano To Vima – secondo cui la maggior parte dei greci concorda con la politica del governo sui tagli nel settore pubblico – deve suonare musica per le orecchie del premier conservatore Antonis Samaras al quale gli intervistati assegnano il 44,6% delle preferenze nella carica di primo ministro contro il 31,4% che preferirebbe Alexis Tsipras, il giovane leader di Syriza (sinistra radicale). Con questo sondaggio, secondo vari osservatori, prosegue la serie dei segnali positivi che l’azione del governo Samaras starebbe incassando in questi ultimi tempi all’interno e all’estero. Tra questi ci sono da registrare anche le dichiarazioni di diverse personalita’ sino a poco tempo fa molto critiche del Paese, come il ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schaeuble, il quale giorni fa ha ammesso che il governo ellenico ha fatto ”passi importanti” e ha espresso il proprio sostegno a Samaras con una visita ufficiale ad Atene. Lo stesso ha fatto Jack Lew, il ministro del Tesoro Usa anch’egli ieri nella capitale greca, riconoscendo senza esitazioni il grande lavoro svolto dal governo ellenico negli ultimi mesi.
A tutto cio’ si potrebbero aggiungere la recente firma dell’accordo per il gasdotto Tap (Trans Adriatic Pipeline), gli importanti investimenti cinesi nel porto ateniese del Pireo e l’imminente visita di Samaras negli Usa. Tutti segnali che, naturalmente, possono essere letti in modi diversi ma che in definitiva starebbero ad indicare che i grandi centri internazionali del potere sono giunti alla conclusione che la stabilita’ politica della Grecia e’ molto importante in relazione a tutto cio’ che sta accadendo nell’area mediterranea e mediorientale.
































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