Governo, Letta a Ballarò: in 18 mesi riforme costituzionali

Enrico Letta, ospite di Giovanni Floris nell’ultima puntata di Ballaró per questa stagione, alla domanda "quando si fa il premier cosi’ giovane, cosa si vuole fare da grande?", con un sorriso risponde: "Smettere di fare il premier prima possibile per riprendere una vita normale". Il presidente del Consiglio ripercorre brevemente le tappe che lo hanno portato a Palazzo Chigi: l’Italia, ricorda, viveva una “condizione ingovernabile data anche da una pessima legge elettorale che ha imposto di fermarsi al Paese. Il presidente della Repubblica e’ dovuto intervenire per formare un governo. Napolitano ha chiesto a noi un servizio per fare ripartire il Paese, un governo di servizio a tempo limitato per poi riprendere la normale dialettica politica". “Dopo le elezioni ci sono stati sessanta giorni terribili per l’Italia, bloccata per due mesi. Tutti son stati fermi, fermi investimenti e consumi. Tanto che e’ stato necessario appunto l’intervento di Napolitano. Anche chiedere a Napolitano di rimanere al Colle e’ stato un modo per uscire dall’emergenza".

Letta incontrando gli italiani “vede rispetto da parte delle persone e molte attese. Vedo anche la necessità di fare presto e bene e di dare il segnale che il mandato del governo è limitato. Noi ci siamo dati come scadenza i 18 mesi che sono il tempo per le riforme costituzionali, per ridurre il numero dei parlamentari, stop al bicameralismo perfetto, nuova legge elettorale. E ovviamente per le riforme economiche necessarie.  Inoltre dovremo gestire la presidenza italiana dell’Unione Europea".

Il governo guidato da Letta è diverso da quello Monti. Spiega lo stesso premier: “Una parte essenziale del mio governo è la riforma della politica, che ho iniziato con l’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti. Sono convinto che si andrà avanti sul quel disegno di legge e se i tempi diventeranno troppo lunghi ho già detto che il governo andrà avanti per decreto”.

PROCESSO MEDIASET, ‘NON COMMENTO’ Floris chiede un commento al capo del governo sul processo Mediaset e sulla decisione della Cassazione di fissare l’udienza per la sentenza definitiva il 30 luglio. “Penso che sia assolutamente fondamentale che venga rispettata l’autonomia tra i poteri dello Stato, dunque – spiega Legga – ritengo di non dover commentare sentenze o processi o date. Sul tema della giustizia bisogna comunque fare i cambiamenti necessari. Bisogna riformare la giustizia civile, in Italia ci sono 4 milioni di giudizi pendenti”. Floris però non è soddisfatto e insiste, vuole un’opinione del premier sul processo Mediaset. Ma Letta non molla: “non penso che un premier debba intervenire sul tema delle sentenze”. In ogni caso, l’inquilino di Palazzo Chigi si dice “convinto che non ci saranno conseguenze nella vita del governo”. Di fronte a nuove insistenze da parte del giornalista, Letta sbotta: “Ma lei si rende conto di quante volte ha menzionato il nome di Berlusconi da quando abbiamo cominciato? Parliamo dei problemi degli italiani!”.

FISCO, L’INGORGO D’AUTUNNO “Abbiamo trattato con l’Europa un bilancio più flessibile per l’anno prossimo. Alla fine del 2013 avremo due possibili premi: il primo alla stabilita’, se i tassi di interesse continuano a stare bassi, e alla fine dell’anno risparmieremo un paio di miliardi che potranno essere usati per alleggerire scadenze” come Imu e Iva. “Secondo: il carico dei pagamenti della Pubblica amministrazione nei confronti delle aziende, daranno allo Stato più incassi di Iva”.

L’Imu “così com’era non ci sarà più. Nel programma di governo si trova il superamento dell’Imu. Così com’è è una stangata. Sulla prima casa l’impegno preso è di eliminarla, ma la scelta verrà presa in maniera collegiale”. Per quanto riguarda l’Iva, “nella riunione di mercoledì affronteremo il nodo delle coperture”.

POLITICA PIU’ SOBRIA “La politica deve essere più sobria. Per esempio, in Italia quando un parlamentare diventa presidente del Consiglio o ministro, ha uno stipendio in più. Il mio governo ha tolto quello stipendio ulteriore. Non restituito, tolto. Ovvero, se il prossimo presidente del Consiglio vorrà reintrodurre il doppio stipendio, dovrà fare una legge apposta. Credo che sia un grande onore fare il presidente del Consiglio o far parte di un governo”. Come a dire, basta questo, non c’è bisogno di uno stipendio extra.

In conclusione, una battuta sul futuro del Pd: “Matteo Renzi è una risorsa per il presente e il futuro del Partito Democratico. Un’ottima carta per il Pd. Sono certo che faremo tante cose insieme in futuro”. Quando starà meglio l’Italia? “Secondo me, quando i tassi che riguardano oggi la disoccupazione giovanile saranno diminuiti significativamente”. Orizzonte temporale? Il 2015… Forse.