Una cinquantina su 91. Tanti sono i senatori del Pdl che sono riuniti in questo momento con Silvio Berlusconi e il suo cerchio di fedelissimi. Al termine del discorso di Enrico Letta, il Cavaliere si e’ diretto verso la sala Koch, dove e’ ora riuniti con gli uomini a lui piu’ vicini. Prima di entrare nella sala, Berlusconi e i suoi hanno dovuto attendere che quattro lavoratori, alle prese con l’impianto elettrico, lasciassero l’aula. Li’, in attesa in una saletta circolare, erano Denis Verdini e Niccolo’ Ghedini a farla da padroni.
Il primo, tesissimo, raccontava ai colleghi l’esito dei suoi colloqui con i senatori titubanti, quelli pronti a votare la fiducia: "Ma che gli devo dire io?", sbottava allargando le braccia.
Ghedini, fogli alla mano, era sulla soglia dell’aula, accanto a Berlusconi. L’avvocato e il Cavaliere. Il primo scorreva nomi e numeri col dito sul foglio, il secondo ascoltava impassibile. Volto tirato, sguardo davanti a se’, a fissare i quattro operai che riponevano gli attrezzi e scendevano dalle scale. Non una parola, le spalle ai suoi senatori. Dietro di lui, la confusione e il dubbio: Maurizio Gasparri che faceva avanti e indietro per convocare i senatori assenti. Sandro Bondi in un angolo a parlottare. E poi Maria Rosaria Rossi e tanti altri. Una cinquantina, sessanta a voler star larghi.
21 senatori con Alfano, Schifani resta con Silvio Niente da fare. Il vorticoso giro di telefonate fatte stanotte da Silvio Berlusconi e il braccio destro Denis Verdini non hanno prodotto l’effetto sperato. Sono 21 i senatori del Pdl, a quanto apprende la Dire, che al momento hanno deciso di votare la fiducia al governo Letta, di mettere i problemi del Paese davanti a quelli personali del Cavaliere. Per quanto riguarda il capogruppo Renato Schifani, questi dovrebbe rimanere con il Cavaliere. Forse e’ questo il motivo che spinge ora Berlusconi a tentare il tutto per tutto riconvocando ora il gruppo Pdl del Senato. Sara’ li’, faccia a faccia, che Berlusconi cerchera’ di convincerli che solo votando la sfiducia a Letta, come deciso ieri, lui potra’ salvarsi.
































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