L’altro giorno il figlio 14enne di un mio caro amico mi raccontava, mentre passeggiavamo sulla spiaggia, che in casa sua la tensione nell’ultimo periodo si taglia a fette. "Ho paura che i miei si stiano lasciando", mi ha confidato l’adolescente, che mi e’ caro come fosse un mio nipote. Guardando verso il basso, con gli occhi persi sulla spuma delle onde del mare che bagnava la sabbia, ha menzionato quella parola che io – figlio di genitori separati – odio tanto: "divorzio". Per un attimo non ho saputo che dire. Ho imparato tempo fa che quando non si ha nulla da dire e’ meglio stare zitti, cosi’ ho taciuto. Lui deve essersi accorto della mia reazione (non-reazione), perche’ mi sono reso conto che si e’ girato verso di me e mi ha guardato dal basso verso l’alto come per cercare di capire cosa mi passasse per la testa. In realta’, quasi nascosto dietro i miei occhiali dalle lenti fume’, stavo cercando una risposta, parole intelligenti e mature da dire, persino una frase fatta, un luogo comune adatto all’occasione, qualsiasi cosa per rompere il silenzio. Ma nulla mi è venuto alla mente. Avrei potuto dirgli di non pensarci, e con un "fregatene", chiudere il caso e la conversazione. Ma lui e’ un ragazzo buono come il pane e merita più di questo.
Abbiamo continuato a camminare, in silenzio, circondati da persone spaparanzate sui lettini, unte d’olio e bruciate dal sole, e da bambini che felici ridevano e correvano sulla battigia, fra buche, secchielli e castelli di sabbia. Poi il ragazzo, come dal niente, ha aggiunto una domanda che mi e’ sembrato stesse rivolgendo più a se stesso, o al mare, che a me: "Ma chi ha ragione, mamma o papa’?". Quello e’ stato davvero un duro colpo per me, un pugno allo stomaco. Forse perche’ per anni mi sono fatto anch’io la stessa domanda, dopo il divorzio dei miei. Sentirla pronunciare ad alta voce – dopo che per anni ha rimbalzato nella mia testa silenziosamente – da un ragazzo dagli occhi azzurri come il cielo e i capelli biondi spettinati, a cui voglio bene, mi ha stretto il cuore. Avrei potuto dirgli che quando una coppia entra in crisi la colpa non e’ mai di uno solo; avrei potuto rispondergli che qualsiasi cosa fosse successa domani, i suoi genitori gli avrebbero voluto sempre bene. O, ancora, che ormai al giorno d’oggi sono più i matrimoni che falliscono piuttosto che quelli che durano per tutta la vita, e che tanti altri ragazzi come lui certamente in quel momento stavano vivendo la stessa situazione: lui sarebbe stato uno dei tanti, mica poi tanto speciale. Ma dalla mia bocca, ancora una volta, non e’ uscita parola: senza pensarci, d’istinto, ho avvicinato il ragazzo a me e gli ho messo un braccio sulle spalle. Cosi’ abbiamo continuato a camminare, senza fretta, senza badare al tempo e al sole che stava tramontando. Noi gli stavamo andando incontro.
"Chi ha ragione, mamma o papa’?": come avrei fatto a dirgli che io, figlio del divorzio, ancora oggi che vado verso i 36 anni, non ho mai capito quale fosse la risposta? Eppure sono morto tante volte, ogni giorno, cercandola. Buona fortuna, ragazzo.
































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