Quasi 300mila cittadini italiani, tra il 2023 e il 2024, hanno scelto di curarsi all’estero.
Un dato che accende i riflettori sulle criticità del Servizio sanitario nazionale e impone una riflessione profonda sull’organizzazione del sistema delle cure in Italia.
A sottolinearlo è Gianluca Giuliano, segretario nazionale di Ugl Salute, che in una nota commenta il crescente fenomeno dell’emigrazione sanitaria.
«Si tratta di numeri che devono far riflettere sull’attuale assetto del nostro sistema sanitario», afferma Giuliano, evidenziando come il problema non riguardi la qualità della medicina italiana, riconosciuta a livello internazionale.
«La professionalità degli operatori sanitari e il livello delle competenze non sono in discussione – prosegue – ma persistono criticità strutturali, in particolare i tempi di attesa nel servizio pubblico e i costi elevati della sanità privata, che spingono molti cittadini a cercare soluzioni alternative oltre confine».
Secondo Ugl Salute, il fenomeno mette in evidenza la necessità di una riflessione approfondita sulle modalità di accesso alle cure e sull’equità del sistema sanitario, affinché il diritto alla salute sia garantito in modo uniforme su tutto il territorio nazionale, senza disparità tra regioni o fasce sociali.
Per il segretario nazionale dell’organizzazione sindacale è dunque «fondamentale rafforzare il Servizio sanitario nazionale», attraverso investimenti mirati sull’organizzazione, la riduzione delle liste d’attesa e una maggiore valorizzazione del personale sanitario, definito «il vero punto di forza della nostra sanità».
«Solo con interventi strutturali e una programmazione efficace – conclude Giuliano – sarà possibile restituire fiducia ai cittadini, ridurre il ricorso alle cure all’estero e garantire risposte tempestive e adeguate ai bisogni di salute della popolazione».































