Alla fine la decisione è arrivata, anche se probabilmente non è quella che si aspettavano tantissimi discendenti di italiani all’estero: la Corte costituzionale ha dichiarato in parte non fondate e in parte inammissibili le questioni di legittimità costituzionale sollevate dal Tribunale di Torino riguardo l’articolo 1 del decreto-legge 36 del 2025, convertito nella legge 74/2025, noto come Decreto Tajani sulle disposizioni urgenti in materia di cittadinanza.
Il provvedimento, già in vigore, stabilisce che chi nasce all’estero e possiede un’altra cittadinanza non acquisisce automaticamente la cittadinanza italiana, a meno che non ricorra almeno una delle seguenti condizioni:
la domanda di riconoscimento sia stata presentata entro le ore 23:59 del 27 marzo 2025; un genitore o un nonno possiede o possedeva al momento della morte esclusivamente la cittadinanza italiana; un genitore o adottante abbia risieduto in Italia per almeno due anni continuativi dopo aver acquisito la cittadinanza e prima della nascita o adozione del figlio.
Quello di Tajani è stato soprannominato in America Latina il “decreto della vergogna” dagli oriundi e dai rappresentanti della numerosissima comunità italiana. La speranza di molti di loro era che la Corte si pronunciasse per l’incostituzionalità della legge, ma così non è stato.

A questo punto il decreto Tajani è totalmente legittimo. Ora l‘unica strada percorribile, per migliorare ciò che si può, è quella parlamentare (a meno che non si voglia seguire la strada della Corte di Strasburgo, lunga e improbabile). E l’unica proposta di legge depositata nel Palazzo è quella targata MAIE, presentata dal deputato del Movimento Associativo Italiani all’Estero, On. Franco Tirelli.
Evidentemente, dalle parti del Movimento fondato e presieduto da Ricardo Merlo, avevano già fiutato l’aria, portandosi avanti con un disegno di legge. Tutti, o quasi, avevano dato per scontata la sentenza della Corte: il MAIE no.
Questioni respinte dalla Corte
Il Tribunale di Torino aveva contestato il decreto invocando l’articolo 3 della Costituzione, denunciando una presunta revoca retroattiva della cittadinanza e una disparità tra chi aveva richiesto l’accertamento della cittadinanza prima del 28 marzo 2025 e chi lo aveva fatto dopo. La Corte ha respinto queste censure come non fondate.
Sono state dichiarate non fondate anche le questioni sollevate in merito agli articoli 9 e 20 dei Trattati UE, che attribuiscono la cittadinanza europea a chiunque possieda quella di uno Stato membro.
Infine, sono state ritenute inammissibili le questioni sollevate per violazione della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo (art. 15, comma 2) e del quarto protocollo aggiuntivo alla Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo (art. 3, comma 2).

La decisione conferma la legittimità del Decreto Tajani e mantiene i criteri restrittivi per la trasmissione della cittadinanza italiana agli stranieri nati all’estero, consolidando il quadro normativo sullo ius sanguinis.
Insomma, tanto tuonò che piovve: alla fine il decreto voluto dall’attuale ministro degli Esteri, una norma che limita fortissimamente lo ius sanguinis e che di fatto uccide gran parte dell’italianità nel mondo, per i giudici va bene così com’è. Un brutto colpo per i discendenti dei nostri connazionali residenti oltre confine, uno schiaffo in faccia ai tanti discendenti di italiani nel mondo che hanno sangue italiano nelle vene.






























