CGIE, Schirò (Pd): “Preziosa occasione di dialogo da valorizzare nei prossimi mesi”

“Al Comitato per gli italiani nel mondo della Camera dei Deputati, sono intervenuta per precisare al Presidente Billi che la nostra opposizione vuole essere costruttiva e non polemica”

“L’assemblea plenaria del Consiglio Generale degli Italiani all’Estero, conclusasi oggi a Roma, si è confermata una preziosa occasione di approfondimento e dialogo su temi cruciali per gli italiani, quali la rappresentanza, il voto, la lingua e la cultura, la cittadinanza, il ruolo prezioso delle nuove generazioni, la situazione di estrema difficoltà della nostra comunità in Venezuela e altro ancora”. Lo dichiara in una nota l’On. Angela Schirò, deputata Pd eletta nella ripartizione estera Europa.

“Nel corso dell’audizione presso il Comitato per gli italiani nel mondo della Camera dei Deputati, sono intervenuta per precisare al Presidente Billi che la nostra opposizione vuole essere costruttiva e non polemica. Sulla rappresentanza parlamentare, in particolare, è giunto il momento di lasciarsi alle spalle la sterile polemica proposta ogni volta dalla maggioranza sulla riforma costituzionale del governo Renzi e sul taglio dei senatori eletti all’estero. Quella riforma, che non è passata, era un’altra cosa. Oggi, richiamarla continuamente, è un penoso espediente per non parlare della riforma costituzionale di questo governo che taglia il numero dei parlamentari e, con essa, quello degli eletti all’estero che da 18 passano a 12. Si tratta, come abbiamo denunciato anche in sede parlamentare, di un concreto progetto di ridimensionamento della rappresentanza estera.

Su questo tema, del resto, ho sempre sostenuto che i residenti all’estero sono cittadini di pieno diritto e che le diversificazioni, basate sulla residenza, tradiscono lo spirito e la lettera della Costituzione. Inoltre, una rappresentanza ridotta in ripartizioni grandi come continenti rende ancora più problematici i rapporti con l’elettorato e la partecipazione democratica di milioni di persone, inclusi i giovani e i lavoratori che hanno lasciato il nostro Paese in questi ultimi anni e che non vogliono perdere la possibilità di esercitare i propri diritti e il proprio protagonismo nella vita politica, sociale e culturale del nostro Paese.

Collegata alla riforma costituzionale, c’è poi la proposta di riforma del voto per gli italiani all’estero presentata dal sen. Vito Petrocelli (M5S), Presidente della Commissione Esteri di Palazzo Madama. È una proposta che ci preoccupa molto perché introduce problematiche su cui, mi auguro, si possa avviare una profonda riflessione comune. In particolare, reputo assolutamente grave l’introduzione dell’inversione dell’opzione per chi intenda votare all’estero e l’ineleggibilità dei membri dei COMITES e del CGIE.

Tornando all’audizione, ho ribadito al Presidente Billi la mia preoccupazione per il clima di scarsa attenzione verso gli italiani all’estero, se non addirittura di ostilità, da parte di questa maggioranza. Tutti i provvedimenti più importanti, approvati fin qui, penalizzano in qualche modo gli italiani all’estero. Con questa maggioranza il dialogo, di fatto, non c’è. Faccio un esempio concreto. Quando, in una riunione del Comitato, ho chiesto al sottosegretario agli esteri informazioni sul futuro del fondo per la lingua e la cultura italiane, non ho ricevuto risposta. Qualche giorno più tardi quella risposta è arrivata non in una sede istituzionale, ma in un comunicato propagandistico contenente, tra l’altro, un’enorme falsità.

Negli stessi lavori del CGIE, del resto, sono risultati evidenti ed espliciti la contrarietà alla riduzione per la rappresentanza parlamentare e l’allarme per una modifica del sistema di voto che, attraverso l’inversione dell’opzione possa portare a una caduta della partecipazione. Rimettendo in discussione una storica conquista.

Circa l’introduzione dei Piani Paese per la lingua e la cultura, valuto positivamente il loro rilancio e la loro diffusione, a condizione – conclude la deputata dem – che non cadano in modo burocratico dall’alto, ma siano il frutto di una vera e ampia partecipazione dei soggetti attivi sul campo”.