A Pasqua riscopriamo noi stessi

L’uomo è, sì, “a immagine e somiglianza di Dio”, ma non è “Dio”. Come invece predicano, mentendo, le ideologie laiciste del nostro tempo. A Pasqua, riscopriamo le nostre radici cristiane

Nell’epoca dell’eterno presente, che rinnega il passato e ignora il futuro, con l’idolatria post-moderna del relativismo assoluto a spadroneggiare, la Santa Pasqua rappresenta l’occasione ideale per riscoprire i valori Cristiani che hanno plasmato l’identità occidentale, forgiandone il patrimonio storico-socio-culturale. Valori che negli ultimi decenni sono diventati sempre più scomodi e obsoleti, fuori moda, quasi anacronistici. Col risultato che oggi viviamo in una società senza spina dorsale, senza punti cardinali, senza bussola, con certezze ‘prêt-àporter’. Dove è vero tutto e il contrario di tutto. Per il trionfo dell’individualismo più egoista e del consumismo più vorace.

È la deriva dell’Illuminismo e della Religione dei Lumi, che, con il pretesto di risvegliare l’uomo dal torpore oscurantista della fede, ha aperto la strada al fanatismo della Ragione, in cui hanno trovato terreno fertile sistemi totalitari come nazismo, fascismo e comunismo, tre piaghe che hanno insanguinato la prima metà del Novecento. “Religioni” laiche che hanno conquistato i cuori e le menti di milioni di persone. Ma che hanno fallito. Costringendo l’occidente ad abbracciare nuove fedi “alternative”: egualitarismo, democratismo, capitalismo, femminismo, ambientalismo e mondialismo.

Eppure, a tutte queste manca quello che il Cristianesimo offre all’uomo: uno scopo per cui vivere e per cui morire, ed anche un codice morale ‘con cui vivere’ – con la promessa che, alla fine di una vita vissuta secondo quel codice, c’è la vita eterna.

“Avere una fede chiara, secondo il Credo della Chiesa, viene spesso etichettato come fondamentalismo. Mentre il relativismo, cioè il lasciarsi portare qua e là da qualsiasi vento di dottrina, appare come l’unico atteggiamento all’altezza dei tempi odierni. Si va costituendo una dittatura del relativismo che non riconosce nulla come definitivo e che lascia come ultima misura solo il proprio ‘Io’ e le sue voglie”. Così parlava il 18 aprile del 2005 il Cardinale Joseph Ratzinger, pronunciando l’ultima omelia da porporato.

Coraggiosamente, Papa Benedetto XVI ha denunciato i tentativi di scristianizzazione della società, tra i quali la negazione del riconoscimento delle radici cristiane dell’Europa e della civiltà occidentale. Il punto è che il Cristianesimo non è solo un credo religioso, con i suoi dogmi, i suoi riti ed i suoi precetti, ma, in quanto religione rivelata che è entrata nella storia dialogando con l’uomo, incarna la base della nostra etica sociale.

Un’etica che ha messo al centro della sua dottrina la dignità dell’uomo nel contesto sociale attraverso principi come libertà, carità, pace e libero arbitrio. Una “legge” morale rivoluzionaria, che ha posto vincoli sul comportamento personale nell’interesse degli altri e che costituisce il fondamento stesso della moralità occidentale. Il Cristianesimo ha portato a una ‘visione della vita’ più grande e più degna della persona umana, perché ci eleva a figli di Dio e ci apre alla trascendenza divina.

Perché l’uomo è, sì, “a immagine e somiglianza di Dio”, ma non è “Dio”. Come invece predicano, mentendo, le ideologie laiciste del nostro tempo. A Pasqua, riscopriamo le nostre radici cristiane; a Pasqua riscopriamo noi stessi.