Un processo al giorno toglie il Berlusca di torno – di Margherita Genovese

Deve essere questa la convinzione dei giudici milanesi: avranno visto che Silvio è ancora in pista in politica e si danno da fare per esautorarlo, ripescando tutto il ripescabile. E’ di questi minuti la decisione di rinviarlo a giudizio per, udite udite, "rivelazione del segreto istruttorio", riguardo la famosa telefonata di Fassino con la domanda storica: "Abbiamo una banca?". E il cittadino medio si sorprende a chiedersi come mai colui che si vantava di comportamenti quanto meno discutibili sia diventato acclamato sindaco di Torino, mentre colui che ha semplicemente ricevuto la registrazione di una telefonata sia sottoposto a processo perchè pare l’abbia passata al fratello editore, senza nemmeno ascoltarla, a sentire la sua deposizione.

E ancora: ma il segreto istruttorio non è stato in effetti il segreto di Pulcinella allegramente uscito dalle varie procure di Milano, Napoli e Bari, producendo terremoti giudiziari conclusi nel nulla?
Potenza della giustizia: sono i fatti che fanno la differenza, o le persone che li compiono?

Non riusciamo più a tenere il conto dei processi a carico del Cavaliere nè a trovare spiegazioni razionali a una persecuzione giudiziaria che corre il rischio di condurre a un punto di non ritorno la sfiducia e perfino il biasimo nei riguardi di tutta la magistratura, dal particolare all’universale.

Aspettiamo che qualche pentito di turno rinnovi l’accusa di "concorso esterno in associazione mafiosa" che è stato per anni la madre di tutte le presunzioni di colpevolezza attribuite all’ex premier dai mille scatenati oppositori politici in complicità coi poteri forti della carta stampata e dei massmedia.

Col governo Monti si è cominciato a pensare ai problemi dell’Italia e non alla vita privata di Berlusconi, e questo è stato un passaggio che abbiamo considerato positivo, forse l’unico. Non vorremmo che qualche legittimo incontro politico dell’ex premier in preparazione delle prossime elezioni facesse temere alla casta più potente d’Italia, quella dei giudici, un possibile ritorno all’idea di una riforma del loro status privilegiato; potremmo aspettarci un’offensiva mediatica scatenata dal solito "segreto istruttorio" rivelatore delle telefonate private di questo o quel millantatore a produrre l’ennesimo spargimento di fango artificiale. Da cosa nasce questa forte ripresa delle ostilità? Cos’è stato a non dare scampo al Cavaliere? È stato l’aver ventilato la possibilità che le toghe rendano conto dei loro errori giudiziari, o il nuovo protagonismo dell’eterno nemico che non si rassegna a occupare la panchina dei giardinetti?

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