“Turismo procreativo”, un terzo delle coppie italiane va all’estero per eterologa

In Italia “la causa della mancata fruizione della fecondazione eterologa è dovuta essenzialmente alla assenza totale di donatori e donatrici nel nostro Paese"

Tempo di “turismo procreativo”. Proprio così. Coppie italiane che non riescono ad avere figli e così si rivolgono a centri specializzati oltre confine. Il 30% delle coppie italiane, infatti, quando si tratta di procreazione assistita preferisce andare all’estero, soprattutto verso Grecia e Spagna.

Gianni Baldini, docente di Biodiritto all’Università di Firenze, legale delle coppie che sono ricorse alla Corte Costituzionale e direttore Fondazione PMA Italia, spiega: “Su circa 10mila coppie che ricorrono all’eterologa oltre 1/3 si reca ancora all’estero”. Perché? “La situazione si può rappresentare con una metafora: finalmente è disponibile un’auto, ma senza benzina”. In Italia “la causa della mancata fruizione della fecondazione eterologa è dovuta essenzialmente alla assenza totale di donatori e donatrici nel nostro Paese”.

Infatti, nonostante la comune normativa europea, contrariamente agli altri paesi, in Italia non esiste una normativa applicativa che consenta il rimborso dei costi, delle spese e la copertura per l’assenza al lavoro del donatore. Ciò rende necessario il ricorso all’acquisizione di gameti da Banche straniere, che forniscono i materiali a prezzi estremamente rilevanti.

A questa già difficile situazione, si sottolinea, si aggiungono le liste di attesa, che nei pochi centri pubblici in cui l’eterologa viene realizzata sono particolarmente gravose.

La disomogeneità tra le varie regioni italiane in tema di prestazioni di Procreazione Medicalmente Assistita rappresenta uno dei problemi più gravi dell’intera questione.

“Il diritto alla salute del cittadino dovrebbe essere garantito in ugual modo su tutto il territorio nazionale, ma la situazione della cura dell’infertilità attraverso l’accesso alla PMA si configura comunque a macchia di leopardo” afferma l’avvocato Baldini. “A sud di Roma, tranne qualche isolata eccezione, è impossibile accedere a centri pubblici: non esistono o hanno liste di attesa impossibili, sia per la PMA omologa che per l’eterologa”. E’ anche per questo che il turismo procreativo sceglie l’estero.

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