Spagna, contro tagli ‘Mezzogiorno di fuoco’ degli statali

‘El proximo parado ser  un diputado!’. Il prossimo disoccupato sarà un deputato! E’ l’urlo di guerra con il quale Angels Chopera, una catalana di 43 anni, madre di due figli, marito senza lavoro, ogni giorno a mezzogiorno lascia come tanti altri il suo ufficio di segretaria all’Università Autonoma di Madrid, ufficialmente per la pausa caffe’ di 20 minuti. Poi, con un’altra ottantina di dipendenti, Angels attraversa la strada e si ferma sulla carreggiata, per l’ormai consueto blocco stradale sulla ‘carretera’ di Colmenar Viejo, una delle principali tangenziali di accesso a Madrid, sbarrando il passaggio a camionisti e automobilisti imbestialiti. "Un po’ di pazienza, scusate i disagi.. c’è bisogno della solidarietà di tutti per mandare a casa la casta", si giustifica Angles. Accanto a lei, una piccola folla agitata di dipendenti pubblici del vicino ospedale di Castroblanco, i camici bianchi dei ricercatori del Centro nazionale di Ricerche, quelli verdi degli infermieri della residenza comunale per anziani. La Spagna rischia di sprofondare, trascinata verso il baratro dal crac a catena delle regioni, il governo taglia stipendi e tredicesime, e la rabbia della gente esplode nelle strade. Soprattutto verso la ‘casta’.

"Mani in alto, questa è una rapina", scandiscono anche le centinaia di dipendenti concentrati a mezzogiorno davanti al ministero delle Finanze. Per Teresa, 59 anni, impiegata al ministero, "è assolutamente ingiusto che siano sempre gli stessi a pagare. E’ il secondo taglio di stipendio in due anni, per non parlare della perdita di potere di acquisto". Dal 18 luglio, con l’annuncio shock del premier Mariano Rajoy, blocchi, sit-in e azioni di protesta si moltiplicano davanti a ospedali, ministeri e caserme di vigili del fuoco, in decine di città spagnole. Sono piccoli gruppi di manifestanti, ma diffusi in tutto il Paese e per questo ad alto potenziale di disturbo. Alla Moncloa hanno tentato di neutralizzare i manifestanti che, nella pausa pranzo, innalzano i cartelli accompagnandoli con il trillo dei fischietti appena fuori dai cancelli, imponendo la richiesta di autorizzazione per iscritto e con un preavviso di 24 ore. Ma non è servito a nulla.

Il popolo dei 3 milioni di statali è inferocito e deciso non fermarsi fino a quando la Casta non verrà mandata a casa. "Siamo coscienti che non c’è alternativa ai tagli. Ma la scure ha ignorato il mezzo milione di politici delle varie amministrazioni pubbliche. Il taglio del 30% dei consiglieri degli enti locali è stato rinviato al 2014. Per non parlare dei 40.000 consulenti non eletti, con stipendi di 60 mila euro all’anno e le spese pagate.

Tatiana Medina, coordinatrice del Sindacato dell’ Amministrazione Pubblica (Sap), ricorda che l’80% degli statali è ‘mileurista’ (come viene chiamato in Spagna chi guadagna solo mille euro), per cui la tredicesima rappresenta "una boccata d’ossigeno per pagare tasse, scadenze e debiti: come faremo?". Sono salvi, invece, i privilegi della casta, anche se non si sa per quanto viste le difficoltà delle Autonomie: "Diciassette comunità autonome significano altrettanti governi, con propri ministeri, ambasciate, istituti di rappresentanza. Dei 450.000 politici a spese dello Stato vogliamo ne restino al massimo 100.000, come in Francia", rivendica la sindacalista. In vista della grande manifestazione del 25 e 26 settembre a Madrid, i sindacati della funzione pubblica non danno tregua. "Per domani, come ogni giovedí – ricorda la donna – è convocata alle 20 la marcia di protesta da Plaza Neptuno a Puerta del Sol".

NESSUN COMMENTO

Comments