Manovra, Bene tagli alla politica. Per il resto, bastava Romano Prodi – di Andrea Di Bella

Non un atto d’accusa il mio. Solo una pura e semplice constatazione delle cose. Il Consiglio dei Ministri ha approvato la manovra finanziaria che dovrebbe condurre il Paese fuori dalla crisi nel più breve tempo possibile, entro il 2013, senza ulteriori difficoltà. Quel che è da ammettere, tagli alla politica a parte, che erano doverosi e non possono non ricevere il plauso dell’elettorato, è che Silvio Berlusconi ha sbagliato proprio la politica del governo. Quale esecutivo permette ad un solo ministro di dettare l’agenda, pena dimissioni? Quale membro di gabinetto quindi, saggio e fiero di far parte di un governo, riuscirebbe per via dell’approvazione di un decreto legge manovra a minacciare dimissioni ad ogni vertice di maggioranza? Risposta, Giulio Tremonti. Il nostro ministro dell’Economia permette, col bene placido del presidente del Consiglio, che siano la Banca Centrale Europea e la Germania a dettare legge in uno stato sovrano. Sono loro che hanno chiesto la manovra venisse varata in fretta dal governo italiano, e così è stato; sono loro che hanno poi manifestato apprezzamento al varo del provvedimento, l’altroieri. Un assenso di cui il nostro governo si vanta pubblicamente, quasi fossimo una succursale. E il Popolo Italiano? Coloro che hanno scelto democraticamente una maggioranza parlamentare che esprime un governo che ha promesso e che ha lasciato venisse nominato sulla base di un preciso programma elettorale, attraverso chi possono far sentire la loro voce, le istanze, i loro disappunti nei riguardi di una manovra economica che distrugge il ceto medio italiano?

“Meno tasse per tutti” era lo slogan di Forza Italia e di Silvio Berlusconi negli anni di tangentopoli, dove fisco ed economia erano caratteri fondanti del programma elettorale dell’uomo salvatore della Patria sceso nella gabbia dei leoni comunisti per salvare l’Italia. Stesse promesse nel 2001. Oggi, 2011, Silvio Berlusconi mette di fatto le mani nelle tasche dei cittadini, tassando attraverso quel che viene pateticamente definito “contributo di solidarietà”, tutti gli italiani che guadagnano onestamente più di 90mila euro lordi con aliquote che vanno dal 5 al 10%. In soldoni, saranno gli italiani onesti, quelli che dichiarano il giusto e che pagano le tasse, a dover sopportare sulle proprie spalle decenni di delinquenze legalizzate del palazzo. Chi ha evaso continuerà a farlo. Chi ha sempre contribuito onestamente al gettito, sarà legittimamente messo nelle condizioni di evadere. Spiace dirlo, ma ci credevamo ancora. Credevamo ancora possibile che Silvio Berlusconi potesse riuscire a mettere sul tavolo un serio piano di riforma fiscale, e abbassare le tasse come promette da 17 anni; provvedimenti abbinati ad un serissimo piano di sviluppo e rilancio economico. Ma niente. Il Cavaliere cede ai ricatti di Tremonti e si lascia addirittura fiancheggiare da Di Pietro, che riesce a vedere delle “luci” sul testo approvato al tavolo di Palazzo Chigi. Questa non è fortuna, è idiozia. Non è pensare al bene dei cittadini. Silvio Berlusconi riesce ancora a rappresentare la migliore alternativa ad una leadership di governo in questo mare di feci, che è la politica. Ma per una manovra del genere, tagli alla politica a parte, non era necessario Berlusconi. Bastava Romano Prodi.

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